L’inquietudine dei sensi

L’inquietudine dei sensi

Uno dei più importanti intellettuali e letterati italiani intitolò due fra le sue più famose opere rispettivamente Il piacere e Il fuoco, gli anni erano 1889 e 1900: epoche lontane dalla nostra ma ciò non impedì a chi le scrisse di sprigionarvi tutta la sensualità, l’ardore e il desiderio di cui era capace. L’Autore era Gabriele D’Annunzio, Vate della Patria e Principe di Monte Nevoso.

Giorni nostri. L’inquietudine dei sensi è da poco pubblicato: sarà un successo? Sì. Risposta presuntuosa? No.

In una recente intervista Bianca Blq ha dichiarato: “Non voglio scandalizzare. Quello che vorrei, invece, è avere l’opportunità di trasformare un pubblico di potenziali giudici, in un pubblico di lettori pronti a farsi la stessa domanda: perché no? Non importa la risposta… Bianca (la protagonista dei racconti, omonima dell’Autrice, n.d.r.) ha solo mostrato che esistono differenti modi di emozionarsi e che può valere la pena provare… per perseguire le proprie aspettative. Auguro ai lettori che possano godere delle loro scelte, libere da costrizioni: che questo libro stuzzichi la fantasia e aiuti a vivere con gioia e senza freni inibitori la propria sessualità”.

Una buona dose di modestia condita con la giusta percentuale di ambizione; è inutile menar il can per l’aia: Bianca Blq è una brava scrittrice. E L’inquietudine dei sensi è molto di più di quel che appare alla prima, morbosa, lettura.

“Ora mi sono cacciata esattamente nella situazione in cui volevo trovarmi, quindi, inizio ad avere paura. Paura del potere della mia perversione, di scoprire a cosa possa portare, timore di conoscere la verità su me stessa, sui piaceri lussuriosi di cui voglio nutrire la mia anima, e del fatto che potrei volerne sempre di più. Paura del patto che si sta per stringere tra me e il mio Signore” (da Il mio Signore).

“Dirsi addio è doloroso. Sapere di non potersi concedere la consolazione di trasformare la mancanza in abitudine lo è ancora di più […] Sino a quando la lontananza tiene separati, è più facile mentire a se stessi. Stando uno davanti all’altra, si può continuare a mentire a chi ci sta di fronte, ma non alla propria anima” (da Un weekend fuori programma).

Parole come quelle sopra riportate nulla hanno da invidiare alla miglior narrativa e testimoniano che i racconti che compongono “L’inquietudine” hanno una propria trama, un proprio messaggio svelato al lettore attento e non sono una mera sequenza di fotogrammi goderecci.

Assenza, mancanza, desiderio, tormento, sono concetti che ricorrono di frequente nell’Opera in commento (già il Titolo è, al riguardo, illuminante) e, ancora una volta, Bianca Blq è brava a parlarne in modo schietto, senza fronzoli e senza inutili ricami:

“Poi, arriva il momento in cui non ho la forza per colmare il vuoto, mi arrendo e inizio a star male; porto la sofferenza al limite, la faccio mia, la esaspero, arrivando a credere di non farcela, per poi abbandonarla nel momento più difficile. Allora inizio a sorridere di nuovo, desiderandolo più di prima. Non so come, ma è proprio questo a permettermi di trovare il mio equilibrio” (da Il mio amore impossibile).

“Di quell’amore, sembra se ne sia cancellata ogni traccia. Rimane un vuoto a testimoniarne la passata presenza, ma senza che se ne rammenti l’iridescente splendore… (…) … Abbandonata su una strada, in una città che non conosco, dove ora dovrei essere con lui, io cammino in silenzio, fiera, sentendo la forza del mio animo come fosse un demone di fumo nero che muove i suoi passi accanto a me. Ci diamo la mano e ci allontaniamo dal buio per raggiungere la luce. Troverà rifugio in me, dove lo riparerò dai bagliori della città e dalle altre anime vaganti, sino a quando riconoscerà quella giusta a cui darmi in pasto” (da Lontano da casa).

Che si vuole di più? Ah, già, il sesso!

Nella citata intervista, parlando della sua (omonima) protagonista, Bianca Blq afferma che “il sesso, per lei, non è mai fine a se stesso, e ogni volta si fa il tramite per raggiungere qualcosa di più intimo e personale”. Mentre in L’inizio del gioco si legge: “Non c’è sempre bisogno di sentimenti assoluti per godere appieno delle situazioni”.

Ma com’è il sesso in L’inquietudine dei sensi? Che sia esplicito, a volte crudo, a volte violento, è evidente; in ogni caso è visto come una panacea per superare il nascosto, l’oscuro: “Con complicità riusciamo a liberare l’animo dai cupi pensieri, esorcizzando ombre e dipanando conflittualità interiori. Il sesso entra nelle nostre conversazioni alquanto facilmente, perché il sesso è bello sempre, quando lo si fa, quando lo si ricorda e quando se ne parla” (da Strenne natalizie).

Arrivati a questo punto ci si può chiedere se quello narrato in L’inquietudine dei sensi sia ricercato erotismo o sia mera pornografia, Invero, se, tradizionalmente, nell’erotismo è importante e rilevante la presenza di un’emozione, il “ciò che si sente” (corrispondente sia all’eccitazione sessuale che al vissuto emotivo interiore), nella pornografia si assiste alla netta separazione fra sessualità, esibita nella sua crudezza, e il sentimento amoroso, che ne è perlopiù escluso.

La risposta appare chiara: nei racconti in esame la linea di demarcazione fra i due generi non è così netta come un lettore disattento potrebbe pensare; Bianca Blq è (ancora una volta) brava a miscelare tutti gli ingredienti sopra accennati regalandoci un arcobaleno di pensieri, riflessioni, sentimenti, emozioni e… azioni.

In conclusione: riprendendo lo spunto iniziale di questa breve disamina, cosa direbbe il nostro Gabriele D’Annunzio di L’inquietudine dei sensi?

Difficile dirlo (il Poeta Soldato è deceduto nel 1938). Nulla, però, vieta di immaginarlo quale novello Andrea Sperelli o Stelio Effrena protagonista interessato di Mostrarsi, il quindicesimo racconto di questa pregevole raccolta…

Pregevole raccolta ampiamente consigliata a chi vuole “leggere bene” e, contemporaneamente, stuzzicare i recessi finora inesplorati della propria fantasia…

(Recensione a cura di Beniamino Malavasi)

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