Io e molto di più

Io e molto di più

Nel film L’attimo fuggente il professor Keating (interpretato da Robin Williams) insegnava ai suoi studenti che “non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi Leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione (…) la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita”.

Onestamente non so se il bravo Maurizio Salici sia stato alunno di Keating o se abbia visto il film; certa è, però, una cosa: egli ha colto appieno il significato di “poesia”, trasmettendo la passione, i sentimenti, l’amore che albergano in lui. In poche parole: ci ha fatto entrare nel suo mondo, rendendoci partecipi dei suoi sogni, dei suoi desideri, della sua vita. E ciò è avvenuto in modo schietto, trasparente, tant’è ognuno di noi può riconoscersi nei vari quadri che lui ha dipinto con maestria: è per questo che Io e molto di più va acquistato, letto, meditato, regalato a chi si ama, a chi si vuol bene, si tratti di un “lui” o di una “lei”.

Basti pensare alla splendida dichiarazione d’amore di “Io e te”; all’amore per la propria donna che è poesia in “Tu sei poesia” e in “Senza te non sarei”; all’amore destinato a durare per sempre in “La pianista e il pianoforte” che si chiude con versi che ci guidano oltre la morte, destinati a ripetersi anche nell’al di là:

La nostra musica per la nostra canzone

ogni nota e parola sarà vera passione,

tu la mia pianista, io il tuo pianoforte per un concerto unico fino alla morte.

Un concerto che poi riprenderà per ripetersi anche nell’aldilà,

perché tutti possano ascoltare e udire le note di un amore che mai potrà finire.

Ma è uno sguardo a tutto tondo quello che Maurizio Salici ci consegna: dallo sgomento per il degrado urbano che ha cancellato i vicoli vissuti durante l’infanzia in  “Ripercorrendo certi vicoli” alla difficoltà di interagire con gli altri in “Persone finte”, “Una parola”, “L’orgoglio”, “Chi vive e chi recita”:

Sono così,

per niente e nessuno

cambio,

c’è chi mi ama,

c’è chi mi odia,

ma amano

o odiano

sempre…

la stessa persona”.

Dalla difficoltà di vivere e capire la vita in “La voce della vita” o in “Grazie maestro”:

Grazie maestro,

oggi ho capito che

la vita è…

ciò che abbiamo

soprattutto

quando soffriamo…

Il Poeta, però, non serba rancore (“Il mio sogno”: preghiera a Dio per chi ci ha voluto male) e ci contagia con il suo ottimismo in “Sperando nel domani” e con il suo amore per la natura e l’universo che ci circonda in “I doni della natura” o in “Quando meno me lo aspetto” (omaggio al Sole) o in “Amo te” (omaggio alla Luna).

Che Salici sappia destreggiarsi al meglio nel mondo incantato della poesia lo si desume anche dall’uso sapiente delle tecniche narrative in suo possesso: non solo quartine dalle rime baciate, ma anche schemi all’apparenza più complessi ma chiari, lineari nel comunicare il suo, i suoi, messaggi, le sue emozioni.

Grazie Poeta per ciò che ci hai donato.

(Recensione a cura di Beniamino Malavasi)

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