Il torneo degli imbecilli

Il torneo degli imbecilli

Io sì che sono importante – disse l’asino guardandosi allo specchio.

Lo sono anch’io – urla il ciclista al traguardo.

E perché non pure io? – dichiara il commercialista sepolto da un mucchio di scartoffie.

Ma intervenne il professore: Io sono importante! Io che sono in cattedra!

No, no… io sono più importante – replicò il farmacista.

E io sono il più forte – incalzò il karateka.

Tu ti sbagli, amico mio, che sono io il più forte di tutti; sono un pilota di formula uno – incalzò il pilota di formula uno.

Quando a un tratto, un gallo fece chicchirichì, interrompendo la batracomiomachia.

Fecero tutti silenzio, e si guardarono intorno per capire donde venisse il verso di stop. Apparve il gallo, e declamò con tono solenne: Tu, asino bellissimo, per me non sei importante; da oggi in poi staremo in guardia, mangiando chicchi di grano nel pollaio. E tu, ciclista al traguardo, che razza di importante sei? Hai vinto perché gareggiavi da solo. E tu, egregio dottore, che importante sei se tutti pagano già le tasse? O povero professorino delle mie pennette… non hai allievi tu; a chi dai lezioni? E tu, fior fiore delle mie galline, che te ne stai sepolto tra milioni di scatoline; ma che importante sei se la gente non si becca più neanche un raffreddore? E infine tu, che combatti sempre – dice a me? – sì mi rivolgo a proprio a te: sei davvero forte come credi? Sfida me e perderai! Tu, poi, pilota del mio becco adunco, che importa della tua forza… se di tornei non se ne fanno più?

Quelli che pensano di essere i primi non sono che gli ultimi – disse la gallina, offrendo piume di carezze al suo amabile gallo.

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