Il giallo è l’essenza dei generi letterari

Il giallo è l’essenza dei generi letterari

È ben noto il successo strabiliante che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, riscuote la narrativa – e correlativamente il cinema, la radio, la fumettistica, con l’eccezione forse del solo teatro – che tratta, in chiave sensazionalistica, la violenza e il crimine. Nelle classifiche dei libri più venduti non mancano mai i gialli*, occupando sovente le prime posizioni.

Si potrebbe ritenere che ciò dipenda dalla scarsa propensione del pubblico alla fruizione di opere di più alto contenuto artistico; all’invadenza di una società dei consumi e alla diffusione di una cultura di massa; all’esigenza di ritagliarsi momenti di svago e di divertissement in una società ad alto rischio di burnout. Eppure, chi pensa ai giallisti come dilettanti e scribacchini che, per rimpinguare le tasche, sfruttano il morboso interesse del pubblico per i fatti di sangue e per il mistero, è decisamente fuori strada. Al contrario, la detective (o crime) story è un dispositivo non irrilevante per gettare un fascio di luce meditativa ed esplorativa sulla natura umana. Anzitutto perché fa leva su un’emozione primaria, costitutiva del regno antropico: la paura. In secondo luogo perché non si accontenta di uno sguardo superficiale delle cose, ma penetra nel profondo della psiche e dei rapporti sociali. Appunto, indaga. E si potrebbe persino sostenere che il poliziesco sia una sintesi di filosofia, psicologia, antropologia e sociologia, discipline che si ritrovano straordinariamente riconciliate nello spazio plurale della letteratura.

La paura, si diceva. Non già nel senso puramente organico (che ne descrive le determinazioni psico-fisiche riconducendole alle strutture del sistema nervoso), ma in quanto matrice sociale. Dilaga, invero, là dove prevale l’incertezza e la confusione della Molteplicità. In tempi di crisi, parafrasando Hobbes, homo homini lupus, allorché, come via d’uscita, si paventa il dominio dell’Uno accentratore e totalizzante.

L’uomo teme l’inconoscibile. Teme Dio. Nella società moderna, liquida e abissale, le sensazioni di spaesamento e angoscia sviluppano ansia, depressione e sofferenza. Ed ecco perché S.S. Van Dine, Edgar Wallace, Earl Derr Biggers, John Buchan, Mary Roberts Rinehart, Arthur Conan Doyle, Sax Rohmer, Anna K. Green, R. Austin Freeman, Alfred E.W. Mason, tanto per citare alcuni tra i maestri del giallo, hanno gioco facile.
suspense
il-genre-giallo2Ovvio che l’audace e intelligente prosatore sa come sfruttare il vortice di stati d’animo che alberga nei cuori delle persone, sa come far leva sull’emotività per intessere le sue strabilianti trame, fondate sulla suspense.

Ma cos’è la suspense? Solo un modo per tenere incollato il lettore alle pagine del libro oppure una tecnica di scrittura che investe il genere letterario nel suo complesso, nel senso di creare un congegno narrativo basato sulla sospensione per cui la trama non si scioglie subito ma si dispiega via via, risolvendosi solo alla fine? L’intreccio è una sorta di trappola: una volta che il lettore è caduto, non può salvarsi da sé… ha bisogno di voltare le pagine, ha bisogno dell’autore per potersi affrancare dalla lettura. Eppure, un lettore consapevole ed esperto sa benissimo di incappare in questa trappola. E per la verità, egli si attende di poter alleggerire gradualmente (e non immediatamente) quel carico emozionale che per sua stessa scelta si è caricato sulle spalle. In questa discesa negli inferi non è da solo, e non è solo uno spettatore. È anche lui un vero e proprio personaggio, che partecipa attivamente all’Erlebnis che la storia origina.

Secondo alcuni interpreti d’impostazione lovecraftiana, è proprio la misura del coinvolgimento emotivo che definisce i margini del genere. Se il lettore avvezzo dovesse ritrovarsi di fronte a sequenze ilari e rasserenanti, con stati di stupore che tendano alla meraviglia (che non siano dettati da lampi narrativi funzionali al plot in essere), il giallo – il tentativo di raccontare un giallo – fallirebbe miseramente; la sua causa finale ne trasfigurerebbe l’essenza, si uscirebbe dal genere, per entrare in altri territori, magari nel fantastico o nella commedia. Se ne uscirebbe anche ove l’autore barasse e, invece di indugiare, instillando con cura ambientazioni, personaggi e atmosfere, sbrigativamente palesi; se invece di celare e stimolare la curiosità, risolvesse tutto in anticipo, spalancando troppo la bocca, togliendo il gusto della lettura. A risolvere il caso non è e non dev’essere mai soltanto l’ispettore o l’eroe di turno ma anche –  come si sta tentando di dire – il lettore, il quale, in vista del suo appagamento narcisistico, della sua esaltazione intellettuale, delle ragioni che lo spingono a dedicare parte del suo tempo alla lettura, si cala nella storia s’immedesima, si sprodiga in risposte più o meno corrette, comunque via via che gli episodi si susseguono. La fabula è nelle sue mani. Egli deduce, penetra, intuisce, comprende, svela le concatenazioni logiche. Non è da tutti; anche se per ogni attività c’è sempre un addestramento… D’altronde, se la suspense e la messa in atto di questo stratagemma narrativo tanto amato è una caratteristica della letteratura (e del cinema) nella sua globalità, è il genere giallo a muovere i fili. A dettare le regole…

Elemento fondamentale del plot è l’ambientazione, che richiede il massimo impegno compositivo, per la necessità di calare il lettore nell’ordinario, facendogli credere che nulla incomba di minaccioso (ingannandolo, quindi), per poi repentinamente scuoterlo e proiettarlo con impeto nei fatti nudi e crudi, come il sangue che zampilla dalle vene. L’indagine si dispiega in tutta la sua indeterminatezza, con falsi indizi, ambiguità e impronte disseminate qua e là nel testo come mine vaganti in un labirinto, dal quale si fuoriesce in forza dell’accumulo di prove efficaci. Allora l’interrogativo indietreggia, il sospetto si dissipa, l’ombra svanisce; lentamente il luogo del crimine s’illumina. Un po’ come avviene per l’Aletheia (ἀ-λήθεια) degli antichi Greci: la verità nel senso di “svelamento” e “rivelazione”. Solo che non si manifesta di colpo, nell’eureka del genio, ma nel corso delle indagini, hegelianamente in un esercizio d’investigazione processuale e di lotta che pure, proprio per questo suo essere combattivo, trasmette un brivido freddo e brioso. Il giallo, da questo punto di vista, è un gioco. Un gioco fatto di regole. Vince chi queste regole riconosce. Vietato abbandonare prima dell’epilogo. Vietato persino pensare di aver chiuso la partita ponendo il libro consunto nello scaffale. Se il lettore non si spingesse oltre, per sviscerare i motivi di fondo che hanno indotto qualcuno a commettere un’inaudita violenza e qualcun altro a non averla potuta evitare, in un serrato sforzo di delineare il senso del tutto, resterebbe un lavoro – il suo, non quello dell’autore – incompiuto. poeticaIncompiuto, quello dell’autore, sarebbe se la trama, e le ambientazioni, le dinamiche interpersonali, la psicologia dei personaggi, fossero diluiti nell’acqua insalubre della banalità, o se non incidesse in tutta la sua potenza creativa lo Spannung, cioè il colpo di scena (che a ricordarne le funzioni e le tecniche fu già Aristotele nella sua Poetica, con rielaborazioni e integrazioni apportate in epoca moderna: l’agnitio è il riconoscimento improvviso e insospettabile della vera identità di qualcuno; l’analessi è il flashback di eventi che riaffiorano istantaneamente (mentre la prolessi li anticipa); la peripeteia, come rovesciamento improvviso delle sorti del protagonista (o dell’antagonista); la confessione, come rivelazione di una falsificazione da parte dell’autore (si dichiara, per esempio, di aver sognato o di aver intenzionalmente mentito); il Deus ex machina, come intervento risolutore dall’alto; l’ignoratio elenchi, in quanto disseminazione di falsi indizi che inducono ad aspettarsi ciò che poi si produrrà in senso perfettamente opposto alle previsioni.

In conclusione, il poliziesco è un genere altamente specializzato, affidato alle penne di quei pochi scrittori che sanno pensare pluralmente il cosmo, ed è perciò – a dispetto del successo che ha avuto e che di certo continuerà ad avere, in letteratura e nelle trasposizioni cinematografiche – per pochi intimi poeti della parola, ma è pure l’essenza e il principio costitutivo di tutti i generi letterari.

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* Nome che deriva dal colore prescelto dall’editore Arnoldo Mondadori per le copertine della collana di libri polizieschi ideata da Lorenzo Montano nel 1929.

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