Pensare il pensabile

Pensare il pensabile

A differenza delle case editrici rivolte unicamente al guadagno, senza né arte né parte, la Pluriversum Edizioni ha una sua filosofia, quella della pluralità. E, prima di tutto, intende diffonderne i contenuti, le finalità, le metodologie. Esorto gli utenti a consultare il sito pensieroplurale.it ove si troveranno, spero non troppo oscuramente, alcuni riferimenti significativi. Mi rendo conto che è un’impresa di Sisifo divulgare una filosofia a mezzo web…

Chi frequenta il web e in particolare i social scrive tanto ma legge poco e non pensa affatto. Ormai di prove ne ho accumulate a dismisura. Ovvio, non posso dirlo con certezza, poiché non esistono certezze assolute, ma posso analizzare decine e decine di post, anzi, centinaia e migliaia di post e commenti, per concludere, sino a prova contraria, che i social, soprattutto Facebook, benché siano uno strumento di condivisione estremamente efficace, e anche una palestra per aspiranti scrittori, in fin dei conti non producono che ansia, tensioni, confusione ed entropia.
La Pluriversum Edizioni si serve e si servirà dei social, ma nella consapevolezza ormai acquisita da tempo che la comunicazione, qui, è assai precaria. Ma d’altronde, nelle relazioni vis a vis non va di moda la trasparenza e la lealtà.

Lo spazio plurale che desideriamo offrirvi non può che essere laico, nel senso più alto del termine. Non già un luogo di sterile confronto tra posizioni diverse, ma un agone (oserei dire politico) in cui le idee di tutti siano accolte pienamente. Ci si espone a un rischio facilmente intuibile. Ma non abbiamo scelta: o lo si corre o si torna nell’alveo degli autoritarismi e del totalitarismo monistico. L’Uno, come vado ripetendo instancabilmente da almeno un decennio, è una vera iattura. Non solo perché irreale, ma perché “fatto esistere” con la forza del vincolo mentale o, spesso, con la complicità delle armi. L’Uno, in tutte le sue espressioni e articolazioni, è fonte di discriminazioni, divisioni, conflitti. Non innalza il pensiero, lo mortifica.

Forse non ci si rende conto del potenziale di pensiero che ciascuno possiede. Addirittura, lo si teme. E ci si autocensura. Ritenendo che il pensiero abbia un suo ambito non oltrepassabile, una morale restringente, ci si chiude a riccio. Il pensiero ha partorito il fuoco, sia per scaldarsi e per abbrustolire la carne, sia per ardere un filosofo come Giordano Bruno che, come noi, propugnava l’esercizio del libero pensiero.

Chi ama pensare, ama parlare. Chi ama parlare, sa già in partenza che da un momento all’altro, una frase fuori posto o mal compresa, può indurre l’interlocutore al risentimento, alla rabbia e persino all’odio.
Siamo nell’epoca dell’emotività liquida, del fraintendimento facile, dell’azione impulsiva. Siamo foglioline secche. Basta un niente, ci accendiamo. Crediamo di sapere, ma non sappiamo un fico secco. Crediamo di aver compreso, invece siamo lontanissimi dalla verità. Il medioevo non è alle nostre spalle. Dimora nel nostro animo. Vivo e vegeto. Ci piace far sapere agli altri di essere i più bravi. D’accordo, ma se tutti vogliono essere visti, nessuno sarà mai notato.
Non siamo moderni, né postmoderni, né contemporanei, né cyborg. Siamo dei primitivi. Fautori di un becero moralismo, il quale dinanzi a caso concreto si dissolve in un attimo. Per esempio, si crede di credere quando si contesta a spada tratta un’immagine satirica o provocatoria. Però dinanzi alla divinità degli altri, non si hanno mai belle parole. Ci si illude di non essere volgari, di non infrangere la legge e il buon costume, ma di notte si fanno sogni sporchi, perché nel proprio cuore si è delle latrine!

Se non si prende coscienza dell’ipocrisia che regna in se stessi, e non si tace, ogni tanto… e non ci si rivolge al dentro… Se non ci si accorge dei pericoli del pensare (persino il razzismo è un’idea partorita dalla mente umana… come la bomba atomica, la corruzione, la mafia, il patriarcato, il comunismo, il fascismo, il capitalismo… occorre ricordarsene…) Se ci si rifiuta di fare i conti con il pensabile, il pensabile trasborda.

Qui non si tratta di inneggiare al pensiero positivo di matrice new age; non si sta neppure celebrando la superiorità della ragione sui sentimenti; non si sta ricusando la fede; e non si sta spostando l’attenzione sull’Idea a discapito della realtà. Si vuole semplicemente gettare una luce sulla grandezza della natura umana.
Nel bene e nel male.

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