L’editoria plurale del Nuovo Millennio

L’editoria plurale del Nuovo Millennio

Per l’Associazione Italiana Editori si contano in Italia più di 4.500 case editrici (anno di riferimento 2015).
Si possono dividere in tre fasce:
– circa 1.000 hanno stampato meno di 10 libri all’anno e perciò sono del tutto insignificanti, a meno che non abbiano in catalogo 10 best- seller;
– circa 500 hanno pubblicato da 11 a 50 titoli, ma bisognerebbe indagare sulle modalità di pubblicazione (se si paga per essere pubblicati, grazie al cacchio! ma si consolida solo l’entropia letteraria e si rafforza l’ego di autori in erba destinati all’estinzione);
– le altre case editrici (la maggior parte del totale) non hanno pubblicato alcunché, e perciò non fanno testo, come non fanno testo gli editori on-demand (che prescindono completamente da ogni valutazione);
– solo 200 grandi network riescono ad andare oltre 51 libri all’anno.

La Pluriversum Edizioni, in essere da luglio 2017, è a un passo da queste ultime, dalle più impprtanti case editrici del Paese, ma non dispone dei loro capitali, e punta sulla collaborazione di autori perspicaci, intelligenti, caparbi, che desiderano fare un’esperienza da protagonisti e non da semplici, servili scribacchini.

L’editoria, in un contesto plurale, in base cioè alla nostra filosofia, è un laboratorio collaborativo, ove l’impegno di ciascuno è indispensabile strumento per la realizzazione del progetto comune.
Dopo valutazione attenta dell’opera, scartando quei testi che richiederebbero non già un editing ma un rifacimento, chiediamo all’aspirante autore la compilazione di un Piano editoriale, al fine di consentirci di approntare un calendario di presentazioni ad personam e di coinvolgere sin da subito l’autore nelle fasi fondamentali della promozione del libro.

Complessivamente vengono pubblicati circa 62.000 titoli all’anno, 170 al giorno (escludendo domeniche e festività, 207).
Una libreria si troverebbe a ricevere circa 200 titoli al giorno, che moltiplicate per circa 5 copie di ciascun titolo, si arriverebbe a 1.000 libri. Dove metterli?

Ecco perché le librerie sono così restie a ricevere novità da parte di case editrici che promuovono esordienti. Ecco perché assumono un atteggiamento freddo e distaccato. Ecco perché si vedono costrette a tenere in evidenza i best-seller. Potrebbero ruotarli all’interno della sala, ma la scelta di cosa proporre ai clienti appare una scelta obbligata.

Libri senza mercato non sono altro che impegni per la libreria, che deve caricare a magazzino il nuovo prodotto, gestirlo e organizzarne il reso.

Se l’editore ha ottenuto un acquisto in conto vendita, la libreria proverà a proporre ai propri clienti e dopo un paio di mesi fornirà, se sollecitata, il conteggio del reso. Detratto quest’ultimo, spetterà all’editore la corresponsione di un prezzo totale scontato in genere del 30%. Se entra in gioco un distributore, lo sconto è del 55% o anche del 60%. In tal caso, la gestione dei resi compete a quest’ultimo, in accordo con le librerie. E l’editore può avvalersi dei rendiconti periodici inviati dal distributore, pagabili a 60 o anche a 90 gg.

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