Cena vegana finita a tarallucci e vino

L’altra sera sono stato in un ristorantino vegano del centro storico di Pistoia… con Giancarlo Basetti detto Sardina per via della magrezza e dei folti riccioli che lo fanno assomigliare a una gnocca di Cagliari.

Abbiamo dato un’occhiata al menù, sorridendo e sorseggiando un aperitivo offerto dalla casa.

Quindi, improvvisamente, ha cominciato, com’è suo solito, a discettare di cricket pakistano, di calcio cinese, dei 500 e passa anni dell’Orlando furioso, di haiku giapponesi e di mangrovie thailandesi. Con lui il tempo fluisce come l’Italo sul primo binario di una stazione di seconda scelta.

C’era molta gente di origine straniera (se non vado errato, persino una donna tunisina…), circondata da piatti rigorosamente privi di prodotti animali (e derivati, come latticini, uova, miele, pappa reale e propoli).

“Ma tu guarda… anche nel Maghreb è approdata la dieta vegana!”

Ha riconosciuto due colleghi che lavorano presso il Centro di primissima accoglienza di Otranto e li ha salutati con un cenno della mano.

Quando la cameriera è venuta a prendere l’ordine, il mio amico l’ha fissata negli occhi e si è alzato di scatto; come indignato, se n’è andato via lasciando sul tavolo lo squisito spezzatino di seitan con mele e arachidi.

Ho cercato di sdrammatizzare, affermando che era reduce da una brutta forma influenzale, non del tutto guarito, in procinto di sbottare; ma non è servito a nulla, non l’ha bevuta. Visibilmente stizzita, la donna è andata a chiamare il titolare e i carabinieri.

Ho spiegato l’accaduto e mi hanno lasciato libero…

Ho messo la giacca al rovescio, per evitare guai e, con discrezione, sono uscito dal locale.

“Maledizione! Dov’è finito?”

Ho provato a telefonarlo per sapere dove fosse andato a cacciarsi. Scattava imperterrita la segreteria. Ho provato a contattare Anna Ronzulli che, in passato, ha avuto a che fare con lui e lo conosce abbastanza bene; ma mi è sembrata assai scocciata. Ho scritto un sms a Laura Nahum, ma non ne ha voluto sapere. Ho temuto il peggio…

Dopo un paio d’ore, per puro caso, ho adocchiato un uomo a terra, accovacciato come un mendicante rumeno, sotto ai portici, con un foglietto e una penna in mano. Era lui, la Sardina.

“Dai, alzati.”

Sembrava impietrito.

“Dai, cazzo è successo?”

Niente di niente di niente.

Infine, gemendo, ha fatto intendere che non voleva essere disturbato.

Ho accettato il suo irremovibile capriccio e me ne sono andato, assai allegramente, alla McDonald’s.

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