Excursus sulla vexata quaestio NoEAP

Excursus sulla vexata quaestio NoEAP

Esprimo qualche cortese perplessità nei confronti di chi sostiene la causa (persa in partenza) del NoEAP.

Intanto, chi sono gli editori a pagamento? Tutti. Tutti quelli che lavorano con esordienti. Nessuno escluso. Non sto esagerando! Persino le associazioni no profit che svolgono attività editoriali in favore di autori non affermati si fanno pagare. A meno che non offrano alcun servizio (come nel caso di quegli pseudo-editori che ti mettono soltanto online. Ne conosco molti. Mi tappo la bocca).

Il problema è: cosa pagate?

Qui casca l’asino. Seguitemi… e lo aiuteremo a sollevarsi da terra.

Una domanda tira l’altra: chi sono gli autori esordienti?

Tutti. Tutti quelli non supportati da qualche santo in paradiso. Tutti quelli che stanno per avviarsi lungo le tortuose vie della gavetta. Tutti quelli che hanno bisogno di farsi conoscere.

È giusto scartare i testi degli esordienti?

Assolutamente no!

È giusto dargli delle chance?

Assolutamente sì!

A tutti?

Assolutamente no!

Le grandi case non li prendono neppure in considerazione. E si intuisce perché. Non avrebbero in cambio alcun vantaggio… e anzi, diciamolo senza morderci la lingua, si darebbero la zappa sui piedi, perché un libro pubblicato è un libro che entra nel catalogo. E rovinarsi il catalogo non è poi una bella cosa…

I grossi brand, tipo Mondadori, Feltrinelli e Adelphi, possono contare su decenni di operatività sul campo; sono in grado di investire ingenti capitali per promuovere i loro autori; se decidono di investire su qualcuno vuol dire che hanno già fatto mille ricerche di mercato. Ovvio, non è possibile scongiurare il rischio d’impresa. Ma tenerlo sotto controllo, sì. Con buon senso, saggezza, soldi e competenza.

Si tenga conto, inoltre, che oggigiorno, non più come 30-40 anni anni fa, le imprese più efficienti sono multisettoriali; prendete come esempio la stessa Mondadori. Quante attività svolge? Una soltanto. Ma non dite sciocchezze! Non si limitano a fornire un solo servizio e a porre sul mercato un solo tipo di prodotto. Diversificano. Questa è una cosa così scontata che obiettare significherebbe darsi dell’imbecille. Una casa editrice è prima di tutto un’impresa. Puntare sulla sola messa a disposizione del libro nelle librerie, cioè sulla distribuzione, senza attività di tipo promozionale e redazionale, è come andare a pesca in una pozzanghera.

Ma anche ridursi a selezionatori di autori è una vana e dispendiosa “impresa”. Si tratterebbe, ancora una volta, di escludere (sempre che gli autori affermati decidano di avvalersi di una piccola casa editrice!).

Insomma, alle piccole case editrici solo le briciole? Solo scarti di scarti?

No, non è proprio così. Ci sono autori e testi davvero meritevoli. Se nessuno li cagasse sarebbe uno spreco comunque. Occorre un’attenta valutazione… uno sguardo di lungo periodo. E qui… miei cari amici… tendiamo una zampa all’asino caduto nel fossato. Ve lo ricordate? Bene. Un editore che si limitasse a vendere copie agli autori, che in tal modo diventano clienti, anzi, a pubblicare solo nel caso l’autore sganci fior di quattrini in cambio di 100 e passa copie, non farebbe soltanto qualcosa di immorale, farebbe pena; perché punterebbe solo su quella partita e non si dannerebbe l’anima per promuovere il suo stesso prodotto. Sostanzialmente, non sarebbe un vero imprenditore ma, per dirla con Max Weber, un avventuriero. Ne conosco tanti, purtroppo, che pubblicherebbero qualsiasi cosa, senza apportare alcun miglioramento al testo e senza fornire alcun supporto in fase promozionale. Non si riuscirà mai a estirpare questa prassi, per una semplice ragione: non è illegale!

La Pluriversum Edizioni non ha mai obbligato qualcuno all’acquisto di copie; le copie sono state vendute, qualche volta, su esplicita e spontanea richiesta di autori che hanno preteso avere un tot numero di copie per sé stessi, e a prezzi scontati. Nulla di trascendentale. Nulla di oscuro.

La Pluriversum però non pubblica chiunque. Pubblica autori in gamba. Autori che vogliono emergere. Andiamo con calma, e spieghiamo il concetto.

L’editoria, come l’arte in genere, funziona secondo una logica ben collaudata; il valore dipende da una forza maggiore e da una componente chiamata “culo”.

Conoscete la storia della bolla dei tulipani?

Nella prima metà del XVII secolo, nei Paesi Bassi la domanda di bulbi di tulipano raggiunse un picco così alto che spinse alle stelle il prezzo dei tulipani a causa della speculazione sui futuri tulipani fra coloro che non li avevano mai visti. Poi, da un giorno all’altro, persero interesse e valore.

Ecco le spietate leggi della domanda e dell’offerta.

Veniamo a noi. Da che dipende la domanda di un libro? Dall’interesse che è in grado di suscitare. Ma è risaputo che i lettori si affezionano più agli autori che ai loro testi, un po’ come avviene nel cinema: se hai la possibilità di sfoderare tra gli attori un paio di Tom Cruise e quattro Julia Roberts, stai sicuro che non sarà un flop.

Se non si ha un “nome” si è, letteralmente, a-nonimi, e gli anonimi per definizione non sono gettonati.

Può non piacere, si possono sbattere i pugni sul tavolo, condurre battaglie coi mulini a vento e contro il Drago, ma sarà sempre l’economia a trionfare.

E allora?

Allora, miei cari aspiranti autori, intanto diffidate da chi vi consiglia di rivolgervi a editor e agenti letterari freelance. Vi spillano soldi per poi darvi in pasto a quella Bestia nera chiamata self-publishing. Pagate due volte e siete due volte fessi.

Ben altro il discorso di quelle agenzie editoriali altamente professionali collegate a case editrici. Non ce ne sono tante, ma basta scovarle. Queste vi aiutano a confezionare un buon prodotto, fornendovi degli ottimi servizi editoriali e presentandovi diverse opzioni di pubblicazione. La spesa è alta, ma può valerne la pena.

Altrimenti?

Altrimenti guardatevi attorno: scegliete un editore che fornisca anche (buoni) servizi editoriali, che sia perciò in grado di offrire non già semplicemente una pubblicazione, bensì un prodotto di cui l’autore possa andarne fiero, che sia un biglietto da visita.

Facciamo un esempio concreto: la Pluriversum edizioni.

Non intendo ripetermi mille volte… ormai ci conoscete: NOI CI RIVOLGIAMO AD AUTORI CHE ASPIRANO A DIVENTARE SCRITTORI. Che non nutrano una semplice passione per la penna in movimento (dio ce ne liberi degli appassionati!) ma una vera e propria vocazione; a questi autori, visto che ci sono le premesse, si chiede un impegno travolgente, perseveranza e determinazione; siamo certi che, con la nostra guida e i nostri suggerimenti, usciranno dall’anonimato e avranno, nel breve, medio o lungo periodo, grandi soddisfazioni.

Tutti? Magari! Come in una classe ci sono i secchioni e i fannulloni, così tra gli autori ci saranno sempre quelli che otterranno di più e quelli che otterranno un due di picche. Tra i nostri autori, lo diciamo obtorto collo, ci sono alcune schiappe (per fortuna i nostri contratti prevedono un anno, così tra breve li manderemo a farsi friggere, per non dire altro). Come mai ci siamo fatti ingannare? Beh, tutti possono sbagliare…

Cosa chiediamo agli autori? Non soldi, ma impegno. Chiediamo un Piano editoriale, una specie di business plan, che ci consenta di analizzare il progetto e verificare quanti margini di successo può avere. Intanto, se gli autori hanno nel cassetto dei testi che ci piacciono particolarmente, non esitiamo ad anticipare tutto noi, specie se tali autori hanno bassi redditi. Altrimenti, se i testi hanno bisogno di un lavoro redazionale (e per esperienza mai mi sono capitati testi già pronti per la stampa…) è giusto e naturale che gli autori paghino i relativi servizi editoriali, come se si rivolgessero a un’agenzia. Quanto? Almeno un decimo di quello preteso da un’agenzia editoriale autonoma.

I testi beneficiano di miglioramenti, a tutto vantaggio degli autori, i quali – ricordate il discorso di prima? – si ritrovano tra le mani un prodotto di tutto rispetto. E poi, e poi comincia il bello… si tratterà di organizzare eventi a più non posso, a distribuire i libri dappertutto… A tal proposito vorrei ricordare che la Pluriversum ha una rete distributiva da fare invidia alla rete ferroviaria… E vorrei anche ribadire che la carta vincente è quella della collaborazione, all’insegna di una filosofia della pluralità.

MIEI CARI AUTORI… FIDATEVI DI NOI, E OTTERREMO IL MASSIMO. INSIEME.

E quindi? Cosa resta della vecchia e noiosissima diatriba tra sostenitori e detrattori degli EAP, tra i partigiani del nulla e i sostenitori dell’impresa?

Resta, appunto, l’impresa.

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