Il subdolo inganno del NOEAP

Molte case editrici sbandierano il vessillo del free. Si lisciano il pelo dicendo che pubblicano gratis. Qualche fesso ci crede e si rivolge a loro!

Questi laboratori platonici si oppongono strenuamente agli editori che chiedono un contributo agli autori.

Diciamolo subito, senza lasciare dubbi in merito: chiedere un contributo all’autore è una pratica da estirpare. Ma attenzione! Cosa significa “contributo”? Significa patteggiare una pubblicazione: IO EDITORE TI PUBBLICO IL TESTO COME TU LO HAI SCRITTO, TU MI PAGHI.

Avete capito bene? Forse no. Ve lo spiego meglio: la casa editrice a pagamento pubblica perché qualcuno paga. Ma perché si deciderebbe di pagare? Semplice: perché nessuna casa editrice ha accolto il testo!

E perché nessuna casa editrice se lo fila?

Per due ragioni:

1.

Il testo è scritto male, ma l’autore in erba, arrogante e saccente, non se ne avvede, e continua la sua affannosa ricerca di un editore disposto a pubblicare. Potrebbe rivolgersi al self-publishing, cioè alla fuffa dell’editoria, ma non lo fa; e allora mette mano al portafoglio.

“Se ti do 1.000 euro, mi pubblichi?”

“Per 2.000 ti pubblico”

“Facciamo 1.500?”

“Affare fatto!”

A quel punto il dado è tratto: l’editore ha ricevuto una somma di denaro per pubblicare, e non può tirarsi indietro. Cosa fa? Dà un tot numero di copie all’autore, il quale provvederà a venderle porta a porta.

E le altre copie?

Quali copie? Non ci sono altre copie; o meglio, ce ne sono quattro o cinque, utilizzabili per i depositi legali. E null’altro.

D’altronde l’editore non ha alcun vantaggio (né desiderio) di promuovere quell’opera, essendo stato “costretto” ad accoglierla in cambio di soldi.

Gli editori di questo tipo sono delle pippe! Non hanno fegato. Ma il denaro fa gola a tutti! E buonanotte alla cultura!

Quanti editori di questo tipo conosciamo? Tanti. Facciamo nomi? No! Ci querelerebbero!

Una casa editrice seria fa un altro discorso: inviami il testo, lo leggo con calma, e ti dico onestamente cosa ne penso. Sei un esordiente? È impossibile che tu abbia scritto un capolavoro! Dici che mi sbaglio!? D’accordo, ma chi se ne frega se mi sbaglio! Non sei mica obbligato ad ascoltarmi!

Un editore è tenuto a mettere nel mercato editoriale titoli di qualità. Ovviamente, ci può stare l’abbaglio; in fondo una valutazione è pur sempre qualcosa di soggettivo. Ma indicativamente la regola di pubblicazione è questa: accurata analisi e proposta contrattuale veritiera.

L’editore che decida di pubblicare un testo deve assolutamente crederci. Ma se fosse obbligato a pubblicare senza compiere alcun intervento redazionale, difficilmente si affezionerebbe a quell’opera. Non la sentirebbe sua. Se invece quell’opera divenisse il fulcro di lavoro di un’equipe, e se l’editore fornisse tutta una serie di servizi redazionali, in modo da perfezionare l’opera e fornire opportune consulenze all’autore? E se lo aiutasse a muoversi nell’impervio settore dei libri, per sostenerlo lungo tutto il processo di post-produzione (che poi, lasciatemelo dire, è fondamentale)?

Ecco, tutto cambierebbe. Non trovate?

Pensateci bene. Cos’è realmente un editore?

Intanto non siamo più negli anni Cinquanta, e le sinistre anti-capitalistiche latitano, per fortuna. Oggi le PMI, come pure, ovviamente, le piccole e medie case editrici, non svolgono una sola attività. Sono multisettoriali, nel quadro della partita Iva di riferimento. Ci si faccia chiarire le idee da un commercialista. E si vedrà, tra le altre cose, che la consulenza si paga.

L’editoria è l’attività imprenditoriale di PRODUZIONE E GESTIONE di contenuti riproducibili in serie e della loro diffusione e commercializzazione in forme trasmissibili attraverso i media (e oggi anche attraverso le reti telematiche).

L’EDITORIA È IL PROCESSO DI TRASFORMAZIONE DELLE IDEE DI UN DETERMINATO AUTORE IN CONTENUTI ACCESSIBILI E DISPONIBILI A TUTTI. Comprende le seguenti fasi: selezione degli originali, preparazione delle bozze, cura del progetto grafico, stampa e promozione.

Un editore, dunque, non vende libri, come i parolai malamente suppongono. Pubblicare un libro implica l’esercizio di una pluralità di attività: di consulenza, contrattuali, redazionali, promozionali (purché funzionali alla messa in commercio del libro). Di certo, quella di scouting non è tra quelle prevalenti. E non è neppure necessaria. Ma i servizi editoriali sono necessari, altrimenti è solo un bluff.

E un contratto? Cos’è un contratto? È l’accordo tra due o più soggetti per produrre effetti giuridici (ossia costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici), quindi un atto giuridico e, più precisamente, un negozio giuridico bilaterale o plurilaterale.

Il contratto editoriale, alla luce di ciò, non è un’imposizione: l’autore propone un testo; l’editore non è obbligato a pubblicarlo. L’editore offre una serie di servizi; gli autori non sono obbligati ad acquistarli. Vige libertà contrattuale.

Orbene, cosa offre un editore serio? Offre sé stesso. Dall’inizio alla fine. E questa vicinanza ha un valore. Deve avere un valore! Se l’autore non lo riconoscesse, meglio perderlo. Significa che vuol pubblicare a contributo!

D’altronde, ciò che non si paga, a torto o a ragione, non ha valore.

Facciamo un piccolo ragionamento di economia, che ne dite? Secondo le ultime stime, il costo del lavoro nell’Eurozona è pari a 30,3 euro, essendo cresciuto dell’1,9% nel 2017; l’Italia ha osservato una crescita dello 0,8% raggiungendo 28,2 euro. Tutto sommato l’Italia si attesta come un paese con un costo del lavoro abbastanza sostenuto. Per la cronaca, i paesi dove il lavoro ha un costo maggiore sono Danimarca e Belgio, rispettivamente con 42,5 euro l’ora e 39,6. Seguono Lussemburgo con 37,6 euro, Svezia con 36,5 euro e Francia con 36 euro. La Germania si attesta sui 34,10 euro l’ora.

Tutto ciò per dire cosa? Che siamo in Italia? Anche…

Per dire che chiedere 2-3 euro per una serie di essenziali servizi editoriali è contro-natura e anti-economico.

Mi state seguendo? Certo che sì.

Ci si chiede: com’è possibile lavorare tante ore (almeno 10 giorni, 10 ore al giorno, 100 ore complessive) per ottenere un buon prodotto e ricevere in cambio solo 2-300 euro? Avete fatto i calcoli? Si viaggia su 30 centesimi l’ora! Che non lo si dica in giro, eh!

A ogni modo, è ben risaputo che in Italia il lavoro intellettuale, se non è quello delle libere professioni, è disprezzato a non finire! Ma, d’altronde, qualche parolaio dell’ultima ora potrebbe dire: meglio un prezzo basso ai limiti dello schiavismo piuttosto che rischiare, con dei prezzi più alti, di scivolare nella tentazione di fregarsene comunque di quel libro, avendo già incassato dei soldini. Si tratterebbe di una tentazione illusoria – e vaglielo a spiegare a ‘sti deficienti che sono noeap. Quel che pagherebbe l’autore, compatibilmente al costo del lavoro nell’Eurozona, compenserebbe e finanzierebbe il costo del lavoro di pubblicazione; mentre se si volesse un guadagno bisognerebbe agire su altri fronti. E quindi…

Seguitemi… E scopriamo una seconda ragione per cui una casa editrice rifiuta il manoscritto.

 

2.

L’autore in questione è uno sconosciuto, significa qualcuno che, anche se avesse scritto un capolavoro, non venderebbe nulla.

Chi, soprattutto in tempo di crisi, leggerebbe qualcosa di uno sconosciuto? Gli amici, i parenti (non tutti), la fidanzata e qualche nemico. Totale: 50 persone. E voi pensate che un libro in 50 copie sia un libro? Supponiamo che sia perfetto. Che non vi sia una virgola fuori posto. Che non richieda nessun intervento di editing… che la copertina stessa la fornisca l’autore… Bene, è editoria questa? Molte case editrici non a pagamento ti pubblicano gratis, ma con 50 copie non hai nessuna distribuzione. Solo, nella migliore delle ipotesi, un paio di presentazioni. Sarebbe stato meglio non accoglierlo proprio questo libro! E in effetti, l’anonimato degli autori è uno dei criteri fondamentali per il rifiuto. È giusto? Non è illegale. L’autore propone un manoscritto, l’editore non è obbligato a pubblicarlo.

E se togliessimo le maschere? E se fossimo tutti un po’ più seri? Chi osteggia l’editoria a pagamento è un incantatore di serpenti. Non fidatevi di lui. Basta qualche calcolo per metterlo con le spalle al muro.

Facciamo questo calcolo.

Supponiamo di voler distribuire il libro non già in tutti e 8.000 comuni, ma almeno nelle 110 province su tutto il territorio nazionale. Una sola libreria? Troppo poco. Almeno 3 librerie per ogni provincia. Con 3 copie per ogni libreria, 3 x 3 = 9. Dobbiamo moltiplicare per 110, giusto? Quindi, 990. In altre parole, servirebbero circa 1.000 copie. E quanto costano? Decidetelo voi… così capite perché è praticamente impossibile che un editore non a pagamento vi pubblichi realmente un libro.

Sapete che con le nuove tipografie digitali sarebbe possibile anche stampare solo una copia? Sapete che apporre codici Isbn/a barre è facile come scendere le scale? Sapete che una volta apposto il codice sembra che il libro è in commercio? Sembra! Perché in commercio, realmente non c’è. Intanto, almeno, quando vi affidate a queste fantomatiche case editrici gratuite accertatevi che vi sia il numero di copie stampabili. Non tanto per pretendere che ve ne stampino 1.000. Ma almeno per evitare che non se ne stampi nessuna!

 

Quante seghe mentali, vero?

Non sarebbe tutto più facile se fossimo più onesti con noi stessi? Perché imbrogliare così tanto autori che hanno la sola colpa di sognare una pubblicazione?

 

Sapete… c’è una soluzione… ed è la soluzione praticata dalla Pluriversum Edizioni.

Aprite bene le orecchie! Autori, prima di tutto, abbassate la cresta, vestitevi di umiltà!

Non avete prodotto nessun capolavoro. Inoltre, siete degli emeriti sconosciuti! Lo so che la cosa non vi garba… ma è così! Cosa fare? Affidarsi a una casa editrice che lavori come noi.

Noi diciamo agli autori: mostra di essere non semplicemente appassionato ma un vero e proprio aspirante scrittore. Mostra di crederci veramente, in quel tuo manoscritto! Compilami un Piano editoriale! Sì. Tu lo devi fare. Non noi! Noi proveremo a dirti se è benfatto oppure se pecca di astrattezza, come migliorarlo e simili. Come intendi organizzare eventi e presentazioni? Occorrerà menzionare alcune librerie della tua zona, ove ritieni sia possibile che qualche tuo lettore (conquistato sui social) entri e si porti via il libro. Farai di tutto per inviare qualcuno in quelle librerie. Capito!? Al resto penseremo noi. Organizzeremo anche noi delle presentazioni… contaci! Proveremo a partecipare a fiere… e fare comunicati stampa… e quant’altro serva per promuovere il libro. Ma senza la tua collaborazione, non faremo un bel nulla!

La distribuzione. Fondamentale argomento. Il tuo libro è prenotabile dappertutto. Tramite il nostro distributore riusciremo a fornire qualunque libreria, su tutto il territorio nazionale. Ma se non ci va nessuno… in queste librerie, il libro resta nel magazzino del distributore.

Vedi, mio caro autore, devi fare una bella gavetta se vuoi diventare qualcuno! Devi darti da fare. Seguire scrupolosamente i nostri consigli. Noi ti supporteremo sempre e comunque. E se fossimo sicuri che il libro venda e che tu t’impegnerai con perseveranza e tenacia, anticiperemo tutto noi. Ma non lo si può fare sempre. Lo si fa eccezionalmente con quegli autori che riteniamo validi. Non che gli altri non lo siano… ma apriori non daremo più fiducia a nessuno. Troppe delusioni, di gente che si fa pubblicare e poi ti chiede la liberatoria! E sì, te la chiedono perché gli viene il capriccio di portare il libro da noi curato a un altro editore…Direte voi: ma dai, c’è un contratto! Certo, c’è, ma se l’autore si defila non c’è pezza. Non si riuscirà a vendere alcunché. È un rischio d’impresa. Ma l’impresa che rischia troppo è destinata a perire d’azzardo!

Meglio procedere con calma… meglio concordare con gli autori un contributo iniziale dell’ordine di 2-3-4-500 euro, per poi lavorare insieme nella promozione. Cosa ci guadagna l’autore? Anzitutto le royalty. Adesso però dobbiamo fare un altro maledetto calcolo.

Se un libro è venduto in libreria quanto prende l’editore? Prende circa il 40%. Purtroppo, i pagamenti sono davvero “flessibili”; bisogna seguire l’andamento di vendita della specifica libreria (il che ha un costo, no?) oppure attendere i resoconti periodici dei distributori e il pagamento a 90 gg! Ammesso che prima o poi i soldi arrivino, si tratta di meno della metà del prezzo di copertina. Togli le tasse, togli le imposte, togli la royalty… resta quanto, cari autori?

Ma gli autori possono esultare in grande se hanno preso il 10% sulla vendita delle copie. Quante copie? Bisogna farne almeno 400. Partire con 100, ma poi fare nuove ristampe, secondo un programma di lungo periodo. Ecco il segreto: pensiero progettante.

Se l’autore collabora con l’editore… tutto procederà per il verso giusto.

Lui diventerà un grande e guadagnerà pure dalle vendite. Potrà lasciarci, a quel punto… Case editrici più grandi lo contatteranno… il suo tirocinio sarà terminato, la strada del successo è spianata!

L’altro, oltre a essersi posto supporto degli autori, avrà pur sempre contribuito a produrre conoscenza, in nome di quella pluralità che richiede la neutralizzazione di ogni forma di monismo e di monopolio culturale.

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