Come e chi pubblicare: un chiarimento doveroso
  1. Intanto, nessun testo è perfetto. Convincetevene. Nessun autore al mondo, che non sia un genio della penna, ma in tal caso sarebbe incompreso, è in grado di scrivere qualcosa di preconfezionato per la stampa.

Quelli degli esordienti sono testi assai approssimativi, per quanto frutto di passione e accortezza; impresentabili al pubblico senza un assestamento redazionale. Non si tratta semplicemente di correggere errori ortografici e rimuovere refusi, ma di scendere in profondità per verificare che rispondano ai requisiti di coerenza e coesione, che non vi siano metafore puerili tipo “il volto bianco come la neve” e salti logici come “uscì di casa e prese l’ombrello”; editare significa passare al setaccio ogni frase, ogni brano, ogni capitolo, riguardare con occhio attento l’intera narrazione, meditare le dinamiche dialogiche e relazionali dei personaggi, la loro psicologia, il loro modo di pensare il mondo, anche incipit e finale. Significa giocare con le parole usate dall’autore, suggerirne di nuove al fine di rendere meglio l’idea, all’insegna del santo principio «Show, don’t tell.» Insomma, limare il di più e potenziare la lacuna.

Ed è per questo che un buon editore fornisce un supporto redazionale e una serie di consulenze essenziali per la migliore riuscita del progetto. Ma l’autore non deve approfittarsene. Soprattutto, sapendo che i servizi editoriali funzionali alla pubblicazione sono offerti gratuitamente, non dovrebbe proprio spedire robaccia, tanto, pensa, c’è l’editore che si prende la briga di sistemarlo. No! Se il testo è scritto male, lo si rifiuta.

Se ci si rivolgesse a un’agenzia editoriale si spenderebbe una cospicua somma di denaro, ma si riceverebbe in cambio un prodotto idoneo alla pubblicazione… e una serie di indirizzi utili… Attenzione, però… conviene davvero sborsare 3.000 e passa euro per inseguire a spada tratta i propri sogni? Sappiate che coi soldi si ottiene tutto. Se ne avete, buon per voi! In Italia e in tutto il mondo, i ricchi hanno un canale privilegiato in ospedali, tribunali, teatri… editoria. Se inviate un testo alla Feltrinelli, e avete frequentato una rinomata Scuola di scrittura, e potete esibire un Master, sebbene il relativo corso non vi abbia reso ciò che avrebbe potuto rendervi un’immersione nella lettura per nove mesi, avete buone possibilità di pubblicare. Altrimenti, sgobbare, sgobbare, sgobbare…

Ma se si volesse tentare la via del sottocosto, lasciandosi attrarre da “agenzie” bislacche e sfuggenti, che eludono la tassazione e lavorano sostanzialmente in nero, promuovendosi attraverso qualche pagina Facebook e, nei casi migliori, con blog a dominio gratuito, senza alcun sostrato di professionalità, be’, passerete alla storia come i fessi, e cioè dalla padella alla brace!

Non si nega in assoluto che editor e agenzie freelance non possano rivelarsi validi per autori in erba; dipende anche dall’entità delle proprie ambizioni. Ma trattasi di mero supporto, e il più delle volte è tempo perso.

L’editore dovrebbe sempre preoccuparsi di ciò che immette nel mercato; a meno che non sia d’accordo con editor e agenzie professionali, lavorando all’interno di una rete che includa agenzie letterarie, dovrebbe garantire agli autori un impegno redazionale. In fondo non è un semplice mediatore: se non vuole contribuire a sprecare carta e a impoverire ls cultura deve lavorare strenuamente sui testi e per gli autori. Che poi, se si trattasse di apporre dei codici e inviare a stampa, son buoni tutti.

L’impresa editoriale diviene proficua e sensata se l’editore non si limita a “pubblicare” ma trasformi e migliori dei contenuti (allo stato per così dire grezzo) per renderli più appetibili al pubblico. Sa farlo perché si presuppone conosca il mercato e le aspettative del lettore medio.

Parliamo della piccola editoria. Molte case editrici sedicenti non a pagamento sono dei veri e propri filibustieri. Non sono in grado di fornire supporti redazionali. E neanche di promuovere efficacemente i testi. Basta il buon senso per capirlo: nel commercio per avere qualcosa occorre pagare. Nessuno ti dà nulla per nulla. Molto semplice!

I libri li pubblicano pure, ma come? Come remunerano i redattori? Com’è possibile che rilasciano servizi editoriali gratuitamente? Anticipando e poi aspettando che si vendano in libreria, ammattendo per organizzare presentazioni e chiamando tutto il giorno i librai che non hanno pagato, dopo 6 mesi, le copie che ricevettero in conto deposito? Ma su, non ci prendiamo in giro! I piccoli editori non a pagamento non chiedono nulla ai clienti perché non forniscono alcunché!

A meno che non si avvalgano di agenzie professionali esterne (e allora il discorso cambia, benché a rigore dovrebbero smettere di dichiararsi noeap, visto che l’autore, quei servizi editoriali forniti dalle agenzie amiche, pur li paga), non esiste editoria gratuita.

L’editore serio non solo può ma deve, in qualche modo, fornire servizi editoriali (in particolare editing, impaginazione e layout di copertina, in fase di produzione; promozione e distribuzione, in fase di post-produzione). E dato che a beneficiarne è anzitutto l’autore, deve farseli pagare.

Poi, visto che l’editore fa leva sui proventi che derivano dalla vendita dei libri, poiché l’attività prevalente è pur sempre l’edizione di libri – con codice Ateco 58.11: classe che include le attività legate all’edizione di libri in forma cartacea, in formato elettronico (Cd, visualizzazione elettronica eccetera), audio, o su internet – è in grado di proporre prezzi più contenuti di quelli praticati da apposite agenzie. E se il fine è quello di pubblicare… allora non è meglio che sia l’editore stesso a prestare servizi editoriali, attraverso una sua Redazione? Spendi meno, prendi di più!

Ma quegli autori squattrinati che si credono già scrittori diranno che i grandi non li capiscono e, rivolgendosi alla piccola editoria, che non “vogliono che qualcuno metta il dito nelle loro sublimi pagine”; praticamente trovano l’alibi per dire: “non sborserò nulla! “; pensano di aver fatto già molto scrivendo, e in effetti nessuno ignora le notti insonni e i mille aggiustamenti di una frase, ma il problema resta: non hai potuto produrre da te un testo preconfezionato per la stampa; un libro è pur sempre un lavoro di squadra. Tu ci metti la sostanza, altri devono curare la forma! Ma loro, caparbi e tonti, più o meno in mala fede, non riconoscono il valore e la funzione del supporto redazionale e promozionale da parte dell’editore; credono che costui debba accompagnarli senza fiatare sul piedistallo della pubblicazione, stendendo per loro un tappeto rosso vermiglio.

Che diavolo di contraddizioni regnano negli animi di facinorosi autori in erba e di parolai da strapazzo!

L’esperienza insegna che non si cava un fico secco da chi, pur non vantando un “nome”, non ha intenzione di investire nulla per uscire dall’anonimato. Certo, se non ha nulla in tasca… meglio che vada a lavorare, perché non si campa di sola scrittura. Si può andare incontro, eccezionalmente, a quegli autori che realmente versano in cattive condizioni economiche e meritano di essere aiutati, ma la politica della solidarietà è sovente essa stessa truffaldina, perché chi dà prima o poi pretende qualcosa in cambio… E comunque, pensateci… Chiunque può in qualsiasi momento abbandonare il proprio benefattore, defilarsi per un semplice qui pro quo, e non c’è contratto che tenga. Se l’autore abbandona la nave, questa affonda. Mi spiegate com’è possibile promuovere e vendere un libro di un esordiente conosciuto solo dai suoi cari, se costui ripone le sue membra sotto le coperte?

Ora, è facile farsi paladini del noeap, ma un conto è riempirsi la bocca di retorica, altro è guardare in faccia la realtà editoriale della grande e della piccola editoria… A meno che non si voglia chiudere le porte in faccia a chi ha pochi soldi e non è conosciuto dai più…

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