Recensione di Beniamino Malavasi – Versi sotterranei di Fabio Avena

Scrivere una recensione alla pregevole Opera di Fabio Avena dopo aver letto la Prefazione di Marino Monti è quanto di più arduo possa chiedersi a un lettore alieno alle conoscenze montiane.

Eppur è d’uopo, sforzati! Va!

Fabio Avena è un Poeta, un eccellente Poeta.

Ma chi è un poeta? Cosa vuol dire essere un poeta?

A queste scomode domande non può che essere un Poeta a dare risposte. E così Avena scrive:

Poeti, timidi sognatori, ma anche coraggiosi/portavoce di speranza e verità. (da “I Poeti”)

 

Quel flusso emorragico di parole/che inarrestabili sgorgano dalla mente.

Nel dormiveglia/galoppano/nella memoria/per poi divenire/pura poesia.(da “Parole e versi”).

 

Individuato il deus ex machina dell’Opera, vediamone il contenuto.

Già scorrendo l’indice delle liriche inserite in “Versi sotterranei” si capisce quanto Fabio Avena sia avanti nella capacità di comunicare i suoi pensieri: titoli come “Doppia H (Hip Hop)” o “S.U.V. – Suburban Underground Verses” valgono, da soli, il plauso all’Autore per la sua abilità nell’usare le parole.

Abilità che non può non apprezzarsi in versi come questi:

Effimera nutrizione,/nitrati e nitriti/in singolare scienza.

Coscienze intrise/di nitroso acido/in nitrica appartenenza. (da “Insurgenza”)

 

Oppure:

L’amore a distanza/nasce senza istanza,/anche in una stanza/ha tanta sostanza.

(da “Amore condiviso”)

 

E che dire della citata “S.U.V. – Suburban Underground Verses” la quale, oltre al titolo che, già di per sé, rompe le regole formali e stantie del passato, è essa stessa un trionfo di ironia e fonte di ilarità?

 

Non temo gli spettri/a vasto spettro d’azione.

Suono senza plettri/anche a ricreazione.

(…)

È alle stelle il carovita,/ma tu pensi al girovita.

 

Ma “Versi sotterranei” è molto di più.

Invero, oltre a piccole, grandi gemme come “Esseri di luce” o “Eremita”, a rendere “Versi sotterranei” un must (come va di moda dire al giorno d’oggi) è il messaggio che tale Opera ci comunica.

E, a proposito di “mode”, il Poeta non può esimersi dal bacchettare chi, pedissequamente, segue il gregge dimenticandosi (per pigrizia) di usare il suo, di cervello:

 

Verità inascoltate/si odono/nell’eco del globo.

Rimbombanti/come fucilate/tra i falsi scoppi/di una società/che vive in superficie,/

nell’apparenza/di una irreale/non essenza.  (da “Non deraglio”).

 

Tempo che fluisce impalpabile/ai nostri sensi, troppo immersi/nel vortice dell’apparenza.

Imbrigliati nei gorghi della para-società. (da “Quesiti”).

 

Dicevamo del messaggio. Esso può riassumersi in un’unica parola (e che parola!): fiducia. Fiducia in noi, fiducia nel domani, fiducia in Dio: senza fiducia siamo spenti; senza fiducia il futuro non esiste, senza fiducia siamo morti.

 

Ma con coraggio,/volontà e fiducia/la forza della Fede/abbatte ogni ostacolo.

(da “Rinascita”).

 

Sollevo il capo/in vista dell’orizzonte.

Sereno, fiducioso/proseguo.

Mi incammino. (da “Come acciaio inossidabile”)

 

La speranza/sia l’ultima/a morire.

Nuova luce,/nuovo avvenire. (da “Futuro remoto”)

 

Se in “Profezia” il Poeta ci mette in guardia avvisandoci sulle conseguenze future, positive o negative, dei nostri comportamenti:

Nell’era della grande rivoluzione/ognuno coglierà/ciò che ha seminato;

 è in “Vita” che Fabio Avena coglie appieno il significato di chi siamo, e lo fa da par suo, seguendo il consolidato schema del dare-avere; bello-brutto; positivo-negativo. E la vita cos’è se non un continuo dualismo destinato ad accompagnarci fino all’ultimo giorno?

 

La nostra esistenza/è una continua/meraviglia.

Essa è come un regalo,/una torta a sorpresa/condita da incontri/costruttivi o distruttivi,/positivi o negativi/nell’evolversi/di relazioni sociali/meritevoli o malevole.

 

Amici lettori, come avrete capito, quella che precede è come la classica punta dell’iceberg che, in quanto tale, è chiamata a svolgere una duplice funzione.

Innanzitutto, essa avvisa i naviganti della presenza in mare di una montagna di ghiaccio. Fuor di metafora, con le poche righe di cui sopra si è voluto avvisare, rendere noto, dire al mare dei lettori sempre in cerca di “qualcosa di bello” da leggere, che quel qualcosa esiste e si chiama “Versi sotterranei”, densa raccolta di poesie da meditare.

In secondo luogo, la “punta” avvisa i naviganti che, quella che emerge dal mare, è solo una minima parte dell’iceberg vero e proprio.

Allo stesso modo, i brevi richiami operati in queste pagine sono da prendere come assaggio di una portata ben più sostanziosa, destinata a placare gli appetiti anche degli affamati di cultura più esigenti; il tutto senza tema di smentita.

A chi scrive non resta altro che augurare a tutti buona lettura; ricordando che la lettura deve essere sì un piacere ma, anche, se non soprattutto, un arricchimento morale e spirituale e, pertanto, va “fatta” con passione e cervello.

E “Versi sotterranei” assolve appieno a questo compito.

(Recensione a cura di Beniamino Malavasi)

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