Siamo alla frutta

Qualche mezza calzetta ci accusa di essere editori a pagamento… per il sol fatto di essere contrari a quella malsana pratica di dichiararsi free.

La dicitura “free”, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, è un subdolo specchietto per le allodole, oserei dire il nuovo cancro dell’editoria (volendo usare le stesse parole adoperate nei confronti degli eap).

Al free non interessa scardinare il sistema delle pubblicazioni a contributo ma di appropriarsi dei loro clienti.

Ecco transitare i più furbi da un estremo all’altro, alla faccia della concorrenza leale tra imprese.

Evidentemente, proprio non si riesce a capire che il vero problema della piccola editoria è la bassa qualità di ciò che si porta in libreria (ammesso che il free porti qualcosa in libreria). E con un prodotto scadente non si andrà avanti. Nel frattempo, i grandi monopoli (sì… esattamente “monopoli”, al plurale) consolideranno le posizioni dominanti e alimenteranno l’arroganza di aprire le porte soltanto alle “grandi firme”, ancorché provengano dal pallone e non dalle aule universitarie. E ciò a discapito delle potenzialità creative, disgraziatamente inespresse, di una folta schiera di autori mandati allo sbaraglio e lasciati in balia del temibile free.

Chi opera gratis è in grado di attrarre e ammansire una massa indistinta di clienti. Fin troppo facile capire perché…

Sarebbe tutto bellissimo… se fosse vero; ma il più delle volte si tratta solo di un espediente da marketing per ammansire clienti distratti e inesperti.

In effetti, se l’autore beneficia soltanto di una rielaborazione in formato ebook del suo manoscritto, semmai ripulito di qualche refuso e qualche “d” eufonica qua e là (attenzione, a rigore occorrerebbe parlare di semplice proof-reading e non di editing) e se tutto si esaurisce, in seguito alla pubblicazione, in un paio di presentazioni e nella vendita di un centinaio di copie, beh… si può anche essere onesti e riconoscere che non si è pagato niente perché niente si è ricevuto in cambio. Come andare alla Benetton e portarsi via, col sorriso tra le labbra, smaglianti bottoni di indumenti già venduti.

D’altronde il free opera nel quadro di un meccanismo ben rodato: gli autori generalmente non inviano direttamente il testo alla casa editrice ma si rivolgono, su indicazione di queste, ad agenzie editoriali ed editor freelance a pagamento (fiscalfree!). Ed è come camuffare una transazione economica, ai limiti della legalità. Come occultare il mezzo in vista di un fine ideale. Gli autori invero non percepiscono l’incaglio e accettano di buon grado di sborsare anche 10 euro a cartella. Tanto, pensano, la mia dolce casa editrice mi pubblica gratis… Gratis un corno!

Orbene, la Pluriversum si oppone a questo sistema, intende smascherarne il meccanismo, volto all’appiattimento culturale e, indirettamente, al declassamento della piccola editoria.

E apriti cielo!

Pullulano accuse di truffa, di imbroglio, di sfruttamento minorile e di attività criminali!

Insomma, non essendo zuppa, siamo pan bagnato. Come dire: se uno non è povero, è ricco; se uno non è juventino, è interista; se uno non è sposato è un misogino. Si chiama schematismo bipolare, dualismo mentale, incapacità di vedere il mondo nella sua pluralità.

Che possiamo farci!?

Continueremo a proporre il nostro modello di editoria. Serietà, lealtà, verità.

La Pluriversum è una realtà all’avanguardia; e pazienza se a primo impatto non lo si comprende, se ci umilieranno e offenderanno senza posa.

Prima o poi, saremo presi a esempio…

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *