Editori e stamperie

Una casa editrice non pubblica soltanto; per meglio dire, non si limita a porre in commercio un testo. Lo produce. Non nel senso che lo crea. Non scrive il manoscritto, lo riceve. Ma quando lo riceve, lo valuta e lo trasforma, lo edita, lo cura nei minimi particolari, di grafica, impaginazione, correzione, con la collaborazione dell’autore, al quale si fornisce, nei casi migliori, tutta una serie di consulenze e di competenze, per ottenere infine un buon libro.

Io credo che un buon libro non soltanto racconta una storia straordinaria, ma ti fornisce nuove chiavi di lettura sul mondo. In tal modo, ne vale la pena leggerlo. Altrimenti meglio fare una passeggiata o andare a chiacchierare con gli amici. Meglio un viaggio, che so, una scorpacciata.
Gli editori hanno una grande responsabilità, ma non sempre ne sono consapevoli. Molti si avventurano in questo settore, per semplice passione. Ma non basta. Occorre avvertire il senso di una essenziale missione, specie in questo periodo di disgregazione sociale e di svalutazione di valori e cultura.

Inoltre, una casa editrice seria, dopo aver avuto tra le mani il sospirato bellissimo libro, deve promuoverlo, e non semplicemente mettendo a disposizione una rete di distribuzione (per lo più online), ma stringendo rapporti con istituzioni, scuole, centri di ricerca, agenzie stampa, agenzie letterarie, testate giornalistiche, associazioni, enti e simili. È la parte più difficile, perché implica un’abilità non indifferente a livello relazionale e una solida rete di conoscenze.

Delle circa 4.000 piccole case editrici, pochissime sono in grado di lavorare da veri editori. Quasi tutti sono degli stampatori, meglio dire dei mediatori tra gente che non vede l’ora di pubblicare e tipografie digitali. Consultate il web, pullulano nuove piattaforme di stampa ondemand e agenzie editoriali farlocco.
Poi… non meravigliamoci se il divario tra la grande editoria e la piccola è incolmabile. Se gli autori che pubblicano coi piccoli praticamente si bruciano un futuro sul nascere: immaginate se il libercolo fai-da-te capiti tra le mani di un accademico o di un agente importante… che fine farà?
E non ci lamentiamo se in Italia si legge poco. Se la piccola editoria non fa un salto di qualità e non la smette di assecondare e sfruttare i sogni di gloria di autori in erba, la cultura nazionale si appiattirà sempre più.
E già siamo ridicoli a livello europeo.

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