Marino Monti: l’uomo della Poesia

(Intervista a cura di MARINA VICARIO)

Se pensate a Marino Monti come un professore in cattedra non è l’idea giusta che vi siete fatti. Pur essendo uno stimato esponente della Casa Editrice Pluriversum è una persona che aiuta gli autori a emergere e li “solletica” affinché siano loro a tirare fuori il meglio da ciò che possono dare.

La sua ironia è arguta, seppure spontanea, e rende Marino Monti un direttore ancor più speciale.

Non dirò null’altro, vi racconterò tutto nell’intervista. Da parte mia vi presento con orgoglio personale Marino Monti, poeta, scrittore e Direttore.

 

A che età hai cominciato a scrivere?
Per quello che ricordo frequentavo le scuole medie, la classe non so, in fondo è passato qualche anno.

Come Ti sei avvicinato alla scrittura?
In quegli anni leggevo tantissimo, ho cominciato con “I PROMESSI SPOSI”, poi ho continuato con “LA DIVINA COMMEDIA” e i miei compagni mi prendevano in giro. “IL GATTOPARDO” è sempre stata la mia passione. Comunque quello che ha fatto scattare in me la molla è stato “DELITTO E CASTIGO”, il primo romanzo che ho letto, il quale, oltre che farmi amare la letteratura dell’800, mi ha istillato la voglia di esprimermi nello scritto.

Il Tuo percorso?
È stato un percorso breve, i libri che leggevo cominciarono a spaziare un po’ ovunque, il cinema mi ha fatto interessare all’azione, all’avventura e alla fantascienza, anche se il mio primo abbozzo di romanzo è stato una storia normale dei nostri giorni, già condividevo la fantascienza, tipo Asimov, Bradbury, Heinlein e tanti altri. Fu in quel periodo che scrissi “LOCALITA’ COSMO” una sorta di commedia cosmica che si rifaceva alla teoria di Sartre, filosofo che sentivo molto vicino al mio modo di vedere le cose, del resto ho portato la sua opera “L’ESSERE E IL NULLA” all’esame di ammissione all’università, nel ’74. Ora quel romanzo è stato rivisitato qualche anno fa e chissà che non lo metta in pubblicazione più avanti. Ho scritto numerosi racconti di fantascienza   che fanno parte di quel romanzo ad episodi “VI RACCONTO UNA GUERRA” non ancora pubblicato. Ho partecipato ad un concorso su questo genere, indetto dalla rivista “ROBOT” più o meno a metà degli anni ’70.

Come nasce un Tuo scritto? Da dove trai gli spunti?
Non ho un metodo specifico, di solito riesco più la mattina, quando ancora la giornata non è cominciata e non ne sento le problematiche. La mente è ancora asserragliata nei sogni che stanno piano piano scomparendo e le idee avanzano. Un romanzo nasce da una frase, una descrizione, la spiegazione di un posto o di una cosa. Così sono nati i miei romanzi, sono nati senza scopo, da un niente, come una piantina appena spuntata, all’inizio non avevo nemmeno l’idea che potessero diventare romanzo. Una riga dopo l’altra, una pagina dopo l’altra e pian piano si giungeva alla fine.

Come scrivi le tue opere, su carta o col computer?
A penna, sempre a penna, riesco a concentrarmi di più, poi li trascrivo nel PC, così ne approfitto per correggere la sintassi, la grammatica e spesso anche la frase stessa. A volte passa anche del tempo prima che le trascriva, a volte riporto pagina per pagina, a volte aspetto di avere molte pagine.

I testi escono di getto o li elabori?
Il testo segue il pensiero, che è molto veloce, per questo uso la penna, perché il PC è più lento del pensiero e non sempre l’idea riesco a concretizzarla nello stesso momento in cui nasce. Io scrivo per stenografia, forse oggi non si usa più, ma la stenografia è l’unico sistema per seguire i pensieri, quando giungono veloci, uno dopo l’altro. Poi mentre li trascrivo vengono modificati come ho detto prima. Io scrivo seguendo una specie di sceneggiatura, come per un film, tante scene, tante situazioni, non sono mai in fila, ma le catalogo con dei numeri, poi legandole assieme sposto le varie scene. A volte capita che una scena per tanto tempo stata in un certo posto la metto più avanti o più indietro. La scena iniziale del romanzo IL CAMPIONE non era quella, il romanzo sarebbe dovuto cominciare in un altro modo, ma quando già stavo a più della metà ho notato che quella scena era più giusta all’inizio e l’ho messa all’inizio. Il romanzo IL MIO MONDO in realtà erano due romanzi, che ho mescolato legandoli assieme.

Qual è la tua atmosfera ideale per la scrittura?
Per atmosfera s’intende il luogo dove si può scrivere in santa pace, senza essere disturbato? Per me ogni luogo è buono, io giro sempre con una penna e un blocchettino, perché quando l’idea viene fuori la devo fermare, prima che qualcosa me la faccia dimenticare.  A volte non scrivo la scena stessa, mi bastano due parole per creare la situazione, senza svolgerla, poi con comodo la sviluppo in un secondo tempo. Come le poesie, scrivo varie frasi unite in un concetto, poi riscrivendole elaborandole sposto le frasi prima delle altre, riga per riga, come per un puzzle, finché non viene fuori un senso logico.

In una parola, cos’è per te la scrittura?
Non so perché scrivo o voglio scrivere. So che lo devo fare, c’è qualcosa che mi spinge a farlo. Forse scrivendo è come se parlassi con qualcuno, che qualcuno sia lì ad ascoltare. Fino a qualche tempo fa sentivo questa immagine dentro, a cui sembrava mi rivolgessi. Ora questa immagine è più tangibile. Forse è anche per una forma di egocentrismo, un modo come un altro perché qualcuno dica “BRAVO” anche se poi dico che non m’interessano i complimenti

A tuo parere, cosa occorre per diventare un bravo scrittore?
Quello che si dice in questi casi e che dicono anche a me. Bisogna scrivere per se stessi innanzitutto, scrivere come viene e quello che viene, descrivere le proprie intenzioni ed i propri pensieri, senza pensare che qualcuno possa leggere e criticare. Poi bisogna correggere e sistemare per dare una parvenza di ordine e di logica. In tutti i casi scrivere quello che viene dal cuore, non quello che dicono gli altri. Per ogni poesia che scrivo e che giudico buone, ne ho altre 3 che non vanno bene, ma le ho scritte lo stesso. In ogni modo bisogna scrivere quello che ci si sente di scrivere, al di là di ciò che potrebbe succedere e di quello che qualcuno potrebbe dire

Parlami un po’ dei libri che hai scritto.
Il primo romanzo è stato “LOCALITÀ COSMO” scritto nel 1976, ancora in età giovanile. Questo romanzo verte sull’esistenzialismo di Sartre, specialmente al libro “L’essere e il nulla”, cui sono molto appassionato, dopo averlo portato come tesina all’Università di Bologna. Un secondo romanzo, molto sdolcinato e sentimentale, si è perso le tracce. I successivi anni sono caratterizzati dalla fantascienza, ho scritto parecchi racconti sul genere e parecchi sono anche pronti per la pubblicazione. Nell’anno 2000 ho scritto il romanzo “LA PAURA DI UN ANGELO” (iniziato il 12 marzo). È stata una stesura molto travagliata, a causa anche di problemi familiari e di lavoro, che mi distraevano. Comunque, nel 2004 sono riuscito a finirlo e a proporlo ad un editore di città, IL GIRASOLE editore. L’editore me lo ha fatto ridimensionare il numero delle pagine, ridurre la trama, e cambiare il titolo, che divenne “UN ANGELO SULLA STRADA”, poi pubblicato nel 2005 da ALLORI editore. Nonostante abbia venduto poche centinaia di copie è servito per far capire che poteva essere la strada giusta. Dopo quel libro viene “IL CAMPIONE” iniziato il 1° ottobre 2005 e pubblicato da BOOKSPRINT edizioni nell’ottobre 2012. Il romanzo è stato letto e recensito da persone rinomate e importanti, con una certa cultura (avvocati, architetti) e altre persone che conoscevo tramite il lavoro. Tra queste persone è da ricordare il noto scrittore e saggista Eraldo Baldini, mio concittadino, con cui è abbastanza in contatto e che non tralascia di dare consigli e spiegazioni. Poi ho scritto “IL MIO MONDO” iniziato il 6 ottobre 2006 e pubblicato nel settembre 2013 con la IRDA edizioni. Altre opere ancora nel cassetto sono: il romanzo ad episodi “VI RACCONTO UNA GUERRA”, una serie di racconti di fantascienza scritti nel 1976 e altri per integrarli, ancora in fase di correzione. Quattro racconti che non sono stati inseriti in questo volume costituiscono il volumetto “MONDI PERDUTI” edito dalla GA edizioni, altri una quindicina circa sono ancora da correggere e passarli al computer. “IL TEMPO IMMOBILE” è stato iniziato il 20 ottobre 2007 ed è ancora in fase di impaginazione. Esiste una raccolta di poesie ad immagini “CARO FRATELLO” dedicate a mio fratello scomparso, un volumetto stampato in solo due copie, date gratuitamente alla sorella e alla cognata vedova, come ricordo. L’idea di poterla pubblicare è ancora lontana. Recentemente ho pubblicato una seconda raccolta di poesie, poesie-dediche, dal titolo “LOVE SONGS”. Ed una terza intitolata “IL MIO TEMPO ADESSO” ispirate alle vicende delle persone anziane. In questi ultimi anni ho pubblicato alcune sillogi. IL MIO TEMPO ADESSO VOL.1 e VOL.2. dedicato alla vecchiaia, poi ORMAI NON SERVE IL PIANTO dedicata a mia moglie, IL SOLE NASCOSTO che descrive un periodo brutto della mia vita, IL MIO FIORE INSIEME per mia figlia che aveva tentato il suicidio, e alla fine L’IMMAGINARIO tradotto per il Brasile.

Cosa traspare dai tuoi testi?
Solo disperazione, e dolore eterno per ogni cosa che mi circonda, non vedo un minimo barlume di speranza o di luce in quello che ho davanti, in un possibile futuro o un imminente domani.

I tuoi libri sono storie d’amore?
Sembra un controsenso, o una cosa sciocca, ma c’è tanto amore in quello che scrivo, anche quando scrivo di cose tragiche o apparentemente distaccate. In fondo io parlo sempre del mio amore per qualcuno, non per la vita o altre cose. Nascosto sotto le parole e le finzioni c’è sempre un grande amore, è presente in me in ogni angolo della mia psiche ed io cerco di rappresentarlo in tutto quello che sento.

Di cosa tratta la Tua pubblicazione IL CAMPIONE?
È una storia di microcriminalità meridionale. Salvatore il protagonista, finita la carcerazione, cerca di rientrare in famiglia, e non finire nuovamente nei guai. Ma ormai ha il marchio del delinquente, non riesce a staccarsene. Ritrova gli amici di sempre, Raffaele, Michele, Gigè e con loro s’impegna per piccoli lavoretti di truffa, rapina e spaccio, servizi grazie ai quali può racimolare denaro facile. Vengono coinvolti molti personaggi, cosiddetti buoni e cattivi, ed ognuno mostra la sua vera faccia.

Nel romanzo “IL CAMPIONE” c’è parecchio della tua vita.
Ogni personaggio si rispecchia nell’altro, perché ognuno di essi è una sfaccettatura della condizione dell’animo interiore. Tutto si prospetta come un immenso mosaico di tante esperienze, ognuna rappresentata da un singolo personaggio. La coppia tranquilla e serena, con i suoi problemi quotidiani, la coppia separata schiacciata da un destino intricato e tremendo, la coppia che vive da un’altra parte, più tranquilla e che si trova scaraventata in quel mondo assurdo e vivace, la coppia che si sta sorgendo ora e che lotta per nascere.  Queste sono le tante situazioni in cui l’autore crede di poter mettere la propria vita e il proprio essere interiore lontano da ogni diatriba. È il mistero dell’entità nascosta che aiuta (mai abbastanza comunque), a portarsi avanti e combattere, e che interviene nei momenti cruciali, quando tutto sembra perduto, con un motivo intrinseco e palpabile al di fuori delle singole storie, come un dio superiore che sembra essere in termini reali, sempre fine a se stesso. Storie che escono dall’evolversi della quotidianità, in una narrazione che travolge e che sconvolge. Il dramma umano è inteso sia nella sua universalità, che nel suo quotidiano.

Tra poesia e narrativa, cosa scegli e perché?
La poesia è più stringata diciamo, come ben si sa, non ha quel respiro lungo come la narrativa. A seconda di quello che voglio esprimere, non c’è differenza, l’emozione che ne scaturisce è la stessa, cambia solo il metodo e la sintassi.

Parliamo delle tue poesie.
Non posso parlare delle mie poesie, sarei di parte. Riporto una mini-recensione fattami anni fa da un’illustre redattrice di una casa editrice dove avrei dovuto pubblicare. Dopo te la invio e puoi trascriverla, qui sotto.

Recensione di Silvia Corsini, redattrice della casa editrice (…)

“La poesia di Marino Monti è basilare, tagliente, concreta, ma non senza momenti di grande tenerezza che nobilitano storie di alterata umanità. Il suo verso poetico è compatto, sembra quasi di riuscire a toccare lo spazio delle sue fiorenti parole. Le immagini sono vivide e limpide, ma non offrono sempre una speranza, e mostrano altro buio in fondo del tunnel. La musicalità e la metrica si compongono di alternanza fra suoni lunghi e proporzionati e brevissime sillabe di dolore. Tutto circonda il lettore: suoni, voci, quadri visivi. I testi e le rime recano dentro una grande musicalità, di fatti concreti ed astratti, verso un tipo di esistenzialismo quasi sfrenato, portato all’estremo. Concetti che provengono dalla razionalità pura, per concentrarsi su di un finale quasi catastrofico, dove spesso non esiste verifica o cambiamento, ma è solo la logica conclusione di quello che prorompe dalle righe precedenti. Il dramma umano e personale viene vissuto senza alcuna forma di sollievo e senza alcuna resurrezione, come un violento crogiolarsi in quel dolore vitale, dove la nullità delle sue operazioni rifuggono ogni altra ribellione e dove non esiste un riscatto sia pure morale e necessario per continuare la speranza in qualcosa che potrebbe essere senza speranza. L’esistenzialismo dell’autore è qualcosa a sé stante, che non riceve luce da alcuna cosa, ma che si confronta con la realtà di quello che è, in contrapposizione alla realtà che si vorrebbe fosse. Questo diverbio porta alla conclusione che le cose non si possono cambiare e se non si accettano per come sono, si giunge in breve tempo alla sua finalità più ovvia, e la mancanza della sua catarsi porta al completo annichilamento di ogni sensazione o percezione, fino alla chiusura di ogni rapporto con il mondo circostante. Nelle sue poesie è rappresentato in varie forme il concetto dell’amore, contrapposto alla vanificazione della vita, un amore più esistenziale che fisico o sentimentale. L’amore, al di là del suo valore umano, reca in sé il valore intrinseco della salvezza e la possibilità della sua metamorfosi in qualcosa che conduce l’anima verso la sua essenza suprema, verso il suo completo appagamento e verso ogni cosa che dal mondo e dal dolore eterno accompagna le cose che in esso esistono.”

 

Cos’è per te la poesia?
La poesia è costituita da tanti quadretti, uno per uno e si sprigionano come un lampo fulmineo, come una canzone. La poesia deve avere una sua musicalità personale dietro, quella musica riportata dalle parole e dalla loro costruzione. La poesia non ha note, ma sprigiona tante note, le suscita dentro di noi e fa scaturire quella sonorità che neppure ci sognavamo di avere. La poesia ha una musica ancor meglio della musica, in quanto proviene da noi stessi, da quella parte del nostro organismo dove nascono le emozioni e viene recepita dai nostri sensi attraverso la nostra psiche stessa.

Hai nuovi progetti in cantiere?
Non ho grandi progetti, anche se ne penso parecchi. Ancora non sono partito e a questa età non sono ancora arrivato. Si può dire che sono ancora un giovane autore emergente. Mi mancano 30 anni di vita letteraria, 30 anni in cui non ho fatto nulla ed ora mi accorgo che avrei potuto fare tanto, ma gli impegni della vita mi hanno portato lontano da questa realtà. Ora spero di recuperare il tempo perduto, anche se del mio tempo è rimasto poco, come traspare dalle mie poesie.

Hai un sogno nel cassetto?
Vorrei lasciare qualcosa di me, non so fino a che punto può valere quello che voglio lasciare, ma voglio provarci. Ho un mio pensiero molto segreto, e che ci sto pensando solo da pochi anni, e che solo pochi sanno. Ogni autore pensa in cuor suo di diventare famoso e fare tanti soldi. Dal canto mio c’è anche questo e sarei ipocrita a non ammetterlo, ma il mio scopo non è questo. Io vorrei che i miei scritti, narrativa o poesia, fossero studiati a scuola, vorrei diventare un autore classico, famoso o meno, perché ho notato che tanti che si considerano poeti o narratori, non conoscono la metrica, le sonorità poetiche e la suggestione narrativa. A me la vicenda non interessa, mi piace la costruzione della vicenda.

Cosa vuol dire essere direttore della casa editrice Pluriversum?
Vuol dire avere solo un gran peso sulle spalle e tanta responsabilità, ma anche tanto impegno. La passione non mi manca, ho impiegato tanto per arrivare a questo livello, ho combattuto guerre su guerre, mi sono messo in competizione con più della metà del web, personaggi piccoli e personaggi importanti, che mi hanno contrastato, infamato e diffamato, mi hanno ostacolato, osteggiato, denigrato, ho avuto tantissime segnalazioni, ma tutto si è dissolto nel nulla. Ora la mia FONDAZIONE IPI è conosciuta in gran parte del mondo e tramite essa ora pure Pluriversum è conosciuta e sarà sempre più conosciuta. Pluriversum edizioni, oltre che pubblicare in italiano, pubblica anche in francese, portoghese e bosniaco, tre opere che saranno presentate a settembre. Ciò che voglio è portare Pluriversum a livelli ancora più alti e se ne avrò le possibilità e il tempo lo farò.

Cos’è per te Pluriversum Edizioni?
È il mio sogno che si è realizzato, considerata la mia passione per la scrittura, mia e degli altri. Vuol dire portare gli autori al livello di notorietà e di visualizzazione in campo nazionale e internazionale. È pure una mia soddisfazione personale, essere arrivato così in alto con le sole mie forze, nonostante gli ostacoli e le opposizioni che incontrato nel web. Come ho accennato prima ho dovuto combattere tante guerre virtuali, ma ho combattuto sempre da solo, senza aiuti e senza appoggi. E più combattevo, più vincevo, e la mia notorietà cresceva. Ho fato tante vittime e tanti ho perso per la strada, ma tanti poi sono tornati. E sono arrivato qui. Pluriversum Edizioni è una grande casa editrice, che non ha nulla da invidiare a tante altre, anzi per certi aspetti è migliore di tante altre. Come casa editrice è in grado di fornire servizi impeccabili e di alta professionalità nel settore editing e di promoter. Pluriversum è stata inserita in un complesso di progetti internazionali ed ho intenzione di mantenere l’immagine intatta. A breve le nostre antologie gireranno il mondo attraverso i nostri collaboratori esteri. Gli autori singoli che accetteranno, saranno tradotti nelle tre lingue principali e trasbordati ovunque. Voglio sentire il senso della professionalità e della moralità, quindi farò valere le regole della mia Fondazione IPI: scrupolosità ferrea e nessuna preferenza. Chi sbaglia o non fa gli interessi della Pluriversum verrà escluso, chiunque sia. Voglio sentire passione e impegno. Pubblicare con Pluriversum deve diventare una missione, un impegno sociale, un desiderio che va oltre le umane cose, perché pubblicare con Pluriversum è toccare l’apice e realizzare il sogno più ambito.

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