Oltre il free e il noeap

Chi mi conosce, conosce le mie battaglie contro l’editoria a pagamento. Ma cos’è l’editoria a pagamento? C’è molta confusione, e purtroppo a parlarne sono spesso opinionisti dell’ultima ora, che conoscono l’editoria in maniera sommaria, che in effetti si limitano a dire “noeap”. Altro non sanno. Ma costituiscono un serio pericolo per l’editoria.

L’editoria a pagamento funziona così: mandi il testo, non lo visionano neppure, ti sparano una cifra, se ti fai convincere paghi e ti ritrovi nel catalogo. Se l’editore, nonostante tu abbia pagato, ti abbandona subito dopo, dandoti delle copie e dicendoti: “venditela tu”, è imbroglio allo stato puro. Se invece l’editore si preoccupa di organizzarti delle presentazioni, ti offre visibilità attraverso fiere, festival e premi e inserisce il tuo libro in una catena distributiva, non si può dire che tu non abbia ricevuto nulla in cambio. D’altronde, un esordiente ha bisogno di questo, di uscire dall’anonimato e di fare gavetta. Questione di esigenze e di libero agire umano. Ognuno insomma fa le sue scelte.

Io non contesto l’editoria a pagamento per principio. Come vedete, faccio delle differenze. Non ha senso, e non m’interessa screditare chi si fa pagare, purché dia qualcosa in cambio. Fortunatamente vige in Italia libero mercato; finché non violi la legge, puoi organizzare l’impresa come meglio credi. Ciò che non mi va giù è un’altra cosa: è la sciatteria con cui si accettano i manoscritti; soprattutto mi puzza l’idea che basti pagare per pubblicare. Poi, quante volte ci si avvale di agenzie editoriali e scuole di scrittura correlate a una rete di editori: sembrerebbe tutto gratis, invece si fanno pagare profumatamente. Gli autori accettano di buon grado di pagare queste entità, persino agenzie irregolari che lavorano in nero, ma considerano reato e peccato pagare un editore che fornisca specifici servizi editoriali. E perché?

Perché, per principio, l’editore non deve farsi pagare. Gli altri possono, lui no. Lui apre una partita Iva e non può fornire servizi! Cavolo è!?

Nel web dilaga una caccia alle streghe, e se non ti dichiari “free” sei spacciato, perdi credibilità. Questo è assurdo. Contrario a ogni buon senso. L’epoca del comunismo è terminata, ma purtroppo permangono brutti retaggi, che frenano l’economia e non ci consentono di stare al passo con altri Paesi (come i Paesi del Centro-Nord Europa, gli Stati Uniti, il Giappone e tanti altri ove certi sistemi oppressivi non attecchiscono).

Dunque? Le case editrici, per sfuggire alla gogna, si dichiarano “free”; ed ecco il passaggio dalla padella alla brace.

Gli autori cominciano a fare salti di gioia, perché credono di aver trovato l’America. Si ritrovano tuttavia, nella maggior parte dei casi, contratti insignificanti e nulli (che non prevedono una tiratura), che non garantiscono un servizio di editing efficace e una valida attività promozionale. La prassi è questa: max 50 copie stampate con il rotto della cuffia, poi ebook. E dal momento che il formato digitale si vende online, permette, grazie all’impegno degli autori, un costo promozione-pubblicità ridotto all’osso; sarà stato sufficiente organizzare una sola presentazione con amici e parenti, per coprire i costi di stampa, di grafica e di correzione delle bozze (sì, solo questa! chi farebbe mai un editing sapendo che il libro non venda almeno 1.000 copie?). Poi, all’autore, un misero 10 % di royalty.

Si gioca al ribasso, insomma. E credo che il free sia fuffa da smascherare ed evitare, ben più grave dell’editoria a pagamento.

Sia chiaro, qui si tratta di far capire… non di accusare qualcuno. Di evolvere, di fare un salto di qualità. Ma gli editori se ne strafregano e gli autori sono straconvinti che si possa e si debba pubblicare gratis, proprio a causa di quell’alone di terrore che regna nel web. Almeno, assicuratevi che i contratti prevedano forme di garanzia, se proprio ci tenete a pubblicare a scrocco.

Come invece lavora la Pluriverum Edizioni?

Ha scelto la franchezza. Valutazioni attente e contratti precisi, privi di fronzoli; e comunque, se dovesse esserci qualche dubbio, siamo sempre pronti a rivedere le nostre posizioni. Con noi, mai nessun obbligo di acquisto copie. Mai nessuna vendita di servizi editoriali funzionali alla pubblicazione. Facciamo il massimo per gli autori, e chiediamo una costante collaborazione in fase promozionale. Vogliamo autori-operai. Noi non ci tiriamo mai indietro. A costo di rimetterci, siamo sempre dietro gli autori a proporre e sollecitare iniziative, sempre, 24 ore su 24, al loro servizio. Su noi si può contare.

Noi, quando lo richieda l’autore, ci facciamo pagare la consulenza sull’editing. Gli autori apprezzano, la quota è bassa, imparano a scrivere, o, almeno, affinano la loro scrittura; in tal modo, l’editing diventa un’esperienza formativa, una specie di scuola di scrittura, non un intervento formale di correzione da accettare senza capire perché.

Qualche volta gli autori chiedono una trentina di copie per sé, e noi le vendiamo a prezzi scontati.

Ecco come copriamo i costi: un po’ dalle consulenze, un po’ dalle vendite di copie ai clienti; il guadagno invece scaturisce dalle vendite dei libri nelle librerie.

Tutto questo fa di noi una casa editrice a pagamento?

Comunque la pensiate, difenderemo a spada tratta il nostro modello d’impresa editoriale.

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