Intervista a Massimiliano Fusai: romagnolo, scrittore e cantautore

 A cura di Marina Vicario – A BRACCETTO CON L’AUTORE


Massimiliano Fusai è una persona che ha molto da raccontare. È un uomo che vive una realtà quotidiana simile a quella di molti altri italiani: un lavoro dove timbrare un cartellino e l’impegno di tornare a casa con la pagnotta in tasca. Nonostante la parvenza di normalità Massi (così si fa chiamare da tutti e così troverete il suo profilo Facebook) è un essere umano con una sensibilità fuori dall’ordinario.

Ho chiacchierato a lungo con lui per capire meglio le sfaccettature del suo carattere e le sue aspirazioni. Non si può conoscere bene virtualmente una persona, questo è vero, ma quello che ho appreso è che Massi Fusai è una persona con un mondo interiore vastissimo.

Scopro che non è solo scrittore, ma ha anche una band: “BAR LUNA” di cui lui ne è il cantante e autore dei testi. Mi fa ascoltare qualcosa e rimango affascinata da una “ballade” molto bella e coinvolgente. Una canzone d’autore davvero godibile di cui vi metto il link per ascoltarla. Musica e parole vi porteranno in un sogno lontano.

Dodici Bacihttps://www.youtube.com/watch?v=Ys6h_gFsnIA&feature=share

Vive la sua dimensione artistica di pancia e si “sente” che ci mette tutto se stesso. Far parte della sua band è una di quelle cose cui non rinuncerebbe mai.

Non voglio dirvi di più. Vi lascio all’intervista  e ringrazio Massi per avermi fatto conoscere molto di lui in totale semplicità e gentilezza.

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Perché hai scelto di pubblicare proprio con Pluriversum?
    Attraverso Marino Monti che mi ha “scovato”. Dopo aver letto ciò che avevo scritto, mi disse che si poteva pubblicare e dopo l’approvazione di Antonio Di Bartolomeo, il mio romanzo fu pubblicato rapidamente. Ho deciso di pubblicare proprio con questa casa editrice perché ho percepito che vi lavorano persone appassionate che riconoscono un autentico valore all’autore. Lo scopo principale è avere dei buoni testi e dei validi autori, solo dopo pensano ai numeri della commercializzazione, che è certamente un aspetto molto importante. Non si lavora per la sola gloria, non è nemmeno giusto.

Chi è Massi Fusai?
      Di me non c’è molto da dire. Vivo e ho sempre vissuto in provincia. Una passione sfegatata per la musica e la scrittura, ma i professori alle medie pensavano fossi stupido e consigliarono ai miei genitori di mandarmi in una scuola professionale. Più che l’elettronica m’interessava la letteratura ed ero bravo a scrivere i temi. Questa mia passione allora non potevo condividerla con nessuno, i miei compagni erano più interessati alle moto e alle ragazzine così mi chiudevo nella mia cameretta a scrivere, disegnare e cantare insieme ai miei idoli musicali. Ora ho un gruppo musicale che si chiama Bar Luna, abbiamo già inciso un CD. Uno lo stiamo preparando. Ma è dura in un periodo di cover band anche solo trovare una serata.

Quando hai deciso di scrivere per pubblicare?
     Pluriversum ha risvegliato in me la voglia di scrivere. Dove abita Dio lo scrissi quasi quindici anni fa. Ciò che sto facendo ora invece è un vero e proprio progetto ben strutturato. Si tratta di una serie di gialli “fantasysurreali” che hanno tutti come protagonista Giacinto, antiquario gay che parla con i mobili e Angelo, un uomo che scopre di avere la facoltà di volare sui tetti la notte e poter portare i sogni della gente sulla luna, per fare in modo che non siano dimenticati. In più sto preparando un romanzo, metà prosa e metà illustrazione. Spero siano progetti realizzabili e pubblicabili. Insomma, le idee non mi mancano.

 A cosa è dovuto questo titolo così speciale: DOVE ABITA DIO?
     Quello che descrivo è un luogo che conosco molto bene. È un posto su un monte da dove si vede un panorama    sconfinato. C’è una visuale completa perché si vedono le colline, le montagne e il mare. Addirittura sembra si veda la curvatura della terra. Proprio tutto questo mi ha portato a pensare di avere la visuale come un dio. Un dio che vede tutto e anche oltre. Un posto che può far esclamare: ma qui abita Dio!

A chi ti sei ispirato per i personaggi e il mondo descritto nel tuo libro?
     Nel mio libro ci sono io. Ogni personaggio, positivo o negativo m’identifica e rappresenta ciò che vedo ogni giorno intorno a me. Gente genuina, certo, ma completamente fuori dal mondo, dagli eventi. Vedo la provincia come un enorme masso in mezzo al fiume. L’acqua sospinta dalla corrente lambisce prepotentemente i lati della pietra, ma non la sommerge mai.  Così è la provincia. La storia e gli eventi corrono, ma la provincia ne è fuori, il fiume della storia la sfiora ma non la sommerge mai. Gli eventi sono vissuti indirettamente, al tempo della storia che ho scritto, con la TV e oggi anche con Internet e i social. Le mie storie cominciano con il finale. Cioè io immagino visivamente un finale perché penso che nel finale ci sia tutta la bellezza della storia. Puoi scrivere un capolavoro, ma se metti un finale debole tutto crolla.
Per me ciò che scrivo è un film. Immagino sempre le immagini che descrivo. Le immagino come fossero sullo schermo di un cinema.

 C’è qualche scrittore che ti ha ispirato?
     Amo Montale perché sa descrivere la quotidianità, che io adoro. Amo le cose semplici, meno quelle eclatanti. Il silenzio, più del rumore, anche se a volte mi ritrovo a tuffarmi tra la folla, ma sempre con distacco, come osservatore e non come osservato e soprattutto devo deciderlo io. Sembra strano per uno che si trova a proprio agio sul palco a cantare e recitare. Ma il palco è diverso, puoi interagire col pubblico, ma sei sempre tu a decidere quando e come, sei tu che guidi gli altri.

Sei autore anche di altre opere?
      Ho scritto due monologhi. Uno su una strage nazifascista, qui dalle mie parti e una su Cristina Golinucci: una ragazza scomparsa a Cesena tanti anni fa. Sicuramente uccisa. Li recitavo da solo in teatro. Poi ho smesso perché era troppo impegnativo. Lavoro in fabbrica e faccio pure fatica, ma mi guadagno da vivere dignitosamente, per fortuna. Un tempo scrivevo poesie personalizzate. Una persona si sedeva davanti a me e io scrivevo di lei. Di solito rimanevano meravigliate da come li avevo riconosciuti e capiti con uno sguardo. Non lo racconto per vantarmi, era così. San Francesco era un grande ascoltatore e un grande osservatore. Io sono ateo, ma sono un grande cultore e ricercatore di spiritualità.

Cosa ami e cosa odi?
     Odio le regole, i metodi, lo studio. Preferisco esprimermi liberamente. Amo però la collaborazione. Non faccio mai niente da solo. Credo che la collaborazione porti a risultati spesso sorprendenti e di maggiore qualità. Fare da soli scatena l’ego ed è un disastro. L’ego non ti permette di essere obiettivo.

Cosa ti ha sorpreso di più nel riuscire a scrivere un libro?
     Direi niente perché scrivo e invento storie sin da bambino. Quello che mi ha stupito è stato scoprire che chi legge le tue storie ha il potere di interpretarle a modo proprio e di cambiarne quasi il senso. Questo è meraviglioso perché è come se dalla tua storia ne nascessero altre mille.

Chi era Massimiliano bambino?
     Ero molto vivace, come tutti i bambini, ma già da piccolo mi facevo domande esistenziali. Mi piaceva inventare storie con i miei balocchi oppure me le recitavo da solo, tanto che i miei genitori spesso si preoccupavano credendomi un po’ scemo. Avevo già una coscienza politica, mio padre mi raccontava della guerra e già a quell’età detestavo il fascismo e il nazismo. Poi adoravo giocare a calcio, andare in bici insieme ai miei compagni, ma spesso m’isolavo a inventare le mie storie, in quel caso mi nascondevo da tutti e giocavo da solo. Il mio primo racconto era una storia di fantascienza che feci leggere alla mia maestra elementare. Ricordo che ne rimase entusiasta. Ci avevo fatto anche dei disegni. Era ambientato nel duemila, allora il duemila, era una specie d’icona utopica. Parlava di un fantasma che veniva dal passato e ammoniva la gente perché non apprezzava le comodità conquistate nel tempo. Insomma, non ero proprio un bambino normalissimo. Ricordo anche la mia religiosità e la scoperta del piacere sessuale che arrivò molto presto per me, in netti contrasto con la mia fede religiosa e questo mi procurava dei turbamenti incredibili. Poi me ne sono liberato per fortuna.

Cosa vuoi ancora dire qualcosa per farti conoscere? Desideri esprimere al mondo qualcosa d’intimo e personale?
Lo farò con i miei libri. Credo che se davvero si vuole trovare qualcosa di me sia dentro le mie storie.

Perché le persone dovrebbero acquistare il tuo libro?
     Penso che la storia riguardi un po’ tutti, racconta la solitudine umana, racconta di gente semplice e che vive la vita di tutti giorni anche in maniera noiosa. Capita a tutti di vivere, a volte una vita piatta.  Il mio libro comunque è anche ironico. Tutti possono leggerlo. Si legge in breve tempo e costa poco.

C’è un aneddoto che ti ha sorpreso in relazione alla pubblicazione del tuo libro?
     Sì, il fatto che una ragazzina di 11 anni ha scelto il mio libro come compito assegnatole a scuola, per poi farne una relazione. Sua madre mi ha mandato il messaggio di questo interessamento della figlia. Mi ha reso davvero felice. Quindi lo può leggere chiunque. Tutti dicono che insegna nel bene e nel male qualcosa.

Sei fuori concorso, ma sei stato  ugualmente presentato alla rassegna “Terre delle Nebbie – Festival del giallo d’autore” che si terrà dal 22 novembre al 2 dicembre 2018 a Terre di Reno. Un bel traguardo, come è avvenuto?
     È avvenuto grazie ad Antonio Di Bartolomeo. È lui che ha inserito il mio libro nella rassegna. Io nemmeno sapevo di avere scritto un giallo. Sono i lettori che trasformano ciò che leggono, a seconda della loro sensibilità. La cosa che mi ha divertito di più è stata quando Antonio non riusciva a catalogare Dove abita Dio. Mi ha quasi fatto piacere perché potrebbe voler dire che ho scoperto un genere nuovo.

C’è qualcuno che vorresti ringraziare particolarmente?
     Sì, ci tengo moltissimo a farlo. Vorrei ringraziare, in particolar modo, un professore di lettere, che è stato il primo a leggere il mio manoscritto e mi ha dato dei consigli utili per poterlo migliorare. Lui è il prof. Vincenzo Morrone, una persona molto cara e molto disponibile. È stato proprio lui che mi ha convinto a pubblicarlo, nonostante fossi un po’ scoraggiato e gliene sarò per sempre grato.

Hai progetti futuri? Quali sono?
     Una serie di gialli con gli stessi personaggi, un misto tra giallo, fantasy e ci mettiamo anche qualche componente sociale e realistica, soprattutto storie che si svolgono nella mia Romagna e che riprendono le leggende e i misteri di questa terra. Ho anche un altro progetto molto ambizioso ovvero un romanzo fumetto. Cioè un ibrido tra prosa e disegno. Ci sto lavorando con Aimone Marziali, un grande artista, un disegnatore molto bravo e originale.

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Massimiliano Fusai è uno scrittore plurale. Pluriversum Edizioni con orgoglio è lieta di annoverare ”Dove abita Dio” tra le opere più originali proposte fino ad oggi, che vi proponiamo di leggere nell’attesa di nuovi progetti in uscita.

 

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