Intervista a Fabrizio Festa: scrittore tra Cielo e Terra

A cura di Vicario Marina

Fabrizio Festa è un poliedrico artista con una lunga carriera musicale alle spalle.
Il suo libro, “L’altare”, edito da Pluriversum Edizioni, in uscita l’11 dicembre, è destinato a diventare un successo.

Venire a contatto con lui è un’esperienza d’amore senza confini. No, non si tratta di attrazione per il bell’aspetto (innegabile), ma di ciò che arriva prorompente, ovvero la sua energia spirituale più pura: una sorta di sincerità rara da ritrovare nelle persone.
Nell’intervista troverete molti spunti per capire meglio il nostro autore, che ci farà conoscere aneddoti della sua infanzia fino alla creazione di sé come artista.

Buona lettura!
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Chi è Fabrizio Festa?

Abbiamo il tempo infinito per rispondere?
Troppo dire “sono l’infinito di questo tempo?”. Sicuramente sono un ricettivo, un carattere sensibile, poliedrico, posso definirmi un Artista, sì… senza ipocrisia.
La forma artistica con la quale mi esprimo “ruota” tra la musica, il canto, la chitarra, la canzone e la scrittura letteraria.
Quest’ultima credevo fosse un percorso staccato, parallelo alla musica, poi negli anni ho capito che si intersecava e confluiva in un espressione unica, chiamata arte.
Aggiungo che la mia passione per la Poesia, maturata con il tempo, mi ha portato in un altro “luogo” magico, quello della forma romanzata.

Tutti abbiamo un “fuori e dentro”, tutti possiamo vedere una scala cromatica di colori, tutti abbiamo la possibilità di accedere gratuitamente alle stanze della creatività, ma il più delle volte è la paura, e/o l’abitudine e il “ragionamento” sociale a non volercele far vedere.

Come hai conosciuto Pluriversum Edizioni e perché hai deciso di pubblicare proprio con questa casa editrice?

Anche qui c’entra molto il destino, come la storia d’amore destinata e raccontata nel libro stesso, tra Luca e Marta.
I numeri sacri, i miei numeri sacri, date e coincidenze, mi hanno portato all’inevitabile incontri con anime affini.
La scelta è stata naturale e rapida, molto rapida.
Devo ringraziare la Poetessa Rosamaria Alagna, curatrice della collana di Pluriversum Edizioni “Inchiostro dell’anima”.
Rosamaria è una donna straordinaria, sensibile, attenta, ricettiva e con un grande cuore.
Io la definisco “un’anima senza veli”. È stata lei che mi ha presentato Antonio Di Bartolomeo; quest’ultimo ha visionato il testo e l’ha mandato subito in stampa.
Anche l’incontro con Antonio Di Bartolomeo non è stato un caso; abbiamo scoperto poi che la connessione, una parte della tematica culturale/religiosa che è dentro il libro, ci accomunava.

Come è nata l’idea del Libro?

Così come fino ad oggi ho fatto con la scrittura musicale, nulla di forzato, di “cercato” e ora qui, per questo Romanzo, ancor di più. Mi spiego meglio: sono stati gli incontri con persone e le esperienze incredibili di vita e anche extrasensoriali che mi hanno “obbligato” a scrivere questo Libro.
Io ero tutto preso dal mio percorso musicale, non ci pensavo proprio ad un Romanzo,
ma quest’ultimo mi ha letteralmente inchiodato al muro della vita “obbligandomi” a scriverlo.
Mi ha cercato “lui” non io, per intenderci.
Un libro di vita, di passione, così come scorre la vita, imprevedibile e piena di emozioni contrastanti, con la pienezza di essere vissuta totalmente.
Un libro che posso definirlo tra l’inchiostro di sangue e la benedizione, l’indicazione celeste, divina.

Un libro tra terra e cielo.

Molte vicende all’interno della storia sono assolutamente reali, non avrei mai pensato di vivere esperienze simili e così eccezionali, invece è successo.
Come si dice, vivere una vita come in un film, ma qui sono andato oltre, il film è stato la vita impensata.
Un “viaggio” pazzesco, una montagna russa emozionale.

Da cosa hai preso ispirazione?

Riallacciandomi alla risposta precedente, oltre alle esperienze vissute con altre persone e “oltre”, tutto molto poco prevedibile, in alcuni passaggi del libro c’è una parte autobiografica, una parte intima della mia anima.

Chi dovrebbe essere il destinatario del tuo Romanzo?

Amore, passione, culture a confronto, religioni, spiritualità, la reincarnazione, la thrilling story e tanto altro, mi fanno dire istintivamente “nessuno escluso”. Ognuno può rispecchiarcisi dentro, vivendolo come la vita vera, quella vissuta, domani non sai quale sarà la novità e il mistero da scoprire, quali sorprese dietro l’angolo ti aspettano, come di capitolo in capitolo nel libro, e la bellezza sperata, quella che ci auguriamo tutti.
È un Romanzo che sicuramente invita anche i più pigri della lettura, a leggerlo.

Chi era Fabrizio bambino?

Diciamo che negli anni sono riuscito a esternare quello che avevo dentro da bambino. Ero molto introverso e soprattutto, un timido cronico.
Un po’ come il personaggio del libro Luca, negli anni della scuola.
La svolta è perché mi son sfinito da solo… (sorride) …se penso che il primo bacio l’ho dato a 21 anni!
Era proprio “cronico” tutto.
Fu lei a darmi un bacio, perché se aspettava me, chissà quando mi sarei deciso!

Che tipo di cultura hai respirato? Cosa ti ha portato a decidere di diventare un vero artista?

Non si diventa artista ma lo si è dalla nascita secondo il mio parere.
Ho coltivato da subito l’interesse per musica e cultura.
Dove lavorava mia mamma c’era un pianoforte; mi ricordo che il pomeriggio dopo la scuola correvo a suonarlo senza saperlo suonare,
E ancora lì proiettavano film nella vecchia maniera. E grazie a quell’autenticità artigianale, dove il telo sul muro veniva steso alla bell’e meglio, ho iniziato ad amare il cinema.
Leggevo i Poeti nei miei viaggi in treno, finivo dentro le righe della loro anima, senza mai staccare la testa dai libri.
Poi 25 anni di letture di quotidiani, di cui son stato onnivoro e a tutt’oggi sono un attento lettore.
Mi sono appassionato di politica approfondendo la storia del nostro paese.
Ho letto sempre di tutto senza pregiudizi e posso dire che non averne, mi ha aiutato ad aprire orizzonti culturali e creativi. Mi ha sempre appassionato la filosofia, per esempio.
Ho avuto la fortuna, perché è stata una fortuna, di aver vissuto gli anni dell’adolescenza dentro una delle prime radio che nascevano a Roma. Ho ascoltato di tutto, dalla classica al pop e ho capito, almeno per me, che non c’è una musica alta o “bassa”, esiste la musica riuscita o meno.
Quella bellezza che si manifesta oggettivamente se si è “open mind”.
Come dico sempre quando mi chiedono che studi ho fatto, rispondo: “studio sempre”, perché così è, non mi fermo mai.
Non basta una vita per “leggere” l’infinita vita.

Cosa vorresti che gli altri sapessero di te che non sanno?

Che quello che esprimo con l’Arte è autentico, mai frutto di calcolo e egocentrismo, mai finzione.
Tutto puramente espresso così come lo percepisco, senza filtri.
La testa pensa quello che il cuore vuole dire e dove vuole arrivare. Arrivare al cuore della gente.

Per conoscere meglio Fabrizio vi invitiamo a cliccare sul link del suo blog personale http://www.fabriziofesta.it/fabrizio_festa/home.html
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Non resta che leggere L’Altare ed entrare definitivamente nella testa di un grande artista e un grande uomo.

Un romanzo, una vita, molteplici vite, molteplici storie che sorprendono di capitolo in capitolo. La storia d’amore tra Luca e Marta narrata attraverso un viaggio fatto di mille peripezie e misteri, tra la Repubblica Dominicana e l’Italia, tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti.
Un percorso emozionale di passione e sangue, religioni, culture diverse a confronto, dove l’amore è sempre il collante. Un percorso plurale, caleidoscopico, dove i pezzi del puzzle si completano solo nel finale, lasciando porte aperte all’aggiunta di tasselli interpretativi e verità segrete da scardinare e scandagliare.
Un libro dove tutto scorre e accade e va oltre. L’oltre è vita vissuta di misticismo, sciamanesimo, santeria, reincarnazione, veggenza, spiritismo, sogno, poesia, criminalità organizzata e corpi speciali di polizia internazionale.

L’Altare

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