Una riflessione di Edgar Morin

La pubblicazione dell’opera dello scrittore dipende da un editore. Il caso di Proust rifiutato da Gallimard non è l’unico. Da allora, con l’evoluzione commerciale-industriale dell’editoria, la situazione dello scrittore che propone la sua prima opera è divenuta sempre più aleatoria. A partire dall’ultimo mezzo secolo molti editori piccoli e indipendenti si sono visti fagocitare dai grandi gruppi, come Hachette. I manoscritti sono letti sempre di meno da direttori editoriali colti o da altri scrittori, e sempre più da lettori sottopagati che presentano la loro relazione. Poi il comitato di lettura giudicherà in funzione non solamente o principalmente della qualità letteraria, ma del potenziale successo in libreria. Sin dalla stampa delle bozze, i seducenti addetti stampa presenteranno, elogiandole, ai critici di giornali, radio, televisione, le opere supposte di talento e destinate alle migliori vendite. Molti esemplari testeranno invenduti e saranno mandati al macero.
Tuttavia, questo sistema ipercommerciale e burocratizzato divenuto egemonico trova concorrenti efficaci nella fioritura di piccoli editori indipendenti che riescono a pubblicare un’opera di successo che il grande editore non ha apprezzato. Il successo può venire dal passaparola, da critici entusiasti, da premi letterari. 
Tuttavia, i piccoli editori non pubblicano solo opere redditizie, talvolta non riescono a pareggiare il bilancio; alcuni sono costretti a diventare satelliti di un gruppo, altri riescono a svilupparsi, ma la maggior parte dipende per la distribuzione da case editrici più imponenti che, nello stesso tempo, sono o grandi distributori per le librerie. D’altronde, molte librerie indipendenti hanno dovuto soccombere a causa della concorrenza dei reparti librari dei grandi magazzini e ormai di Internet. Nondimeno, un certo numero resiste perché rimane una clientela che ama consultare la sua libreria e farsi consigliare. Anche il sistema di produzione e di distribuzione del libro tende a standardizzare la letteratura, ma tende anche al suo contrario. Ha bisogno di opere originali, molto personalizzate, di talenti creativi. Così, la fortuna di un libro dipende da una collaborazione conflittuale tra creazione/edizione/distribuzione. Quando l’editoria soffoca la creazione o l’ignora, Il risultato è mediocre. Quando la creazione fa riconoscere la sua qualità all’editore, le rimane di essere riconosciuta e celebrata attraverso la critica, i premi letterari, il passaparola. Come in tutte le cose della vita, il successo non è necessariamente il premio corrispondente al merito. Critici asserviti presentano come capolavori libri pessimi di personalità influenti. Opere geniali probabilmente rimangono manoscritti che non trovano un editore. E forse più che nelle altre cose della vita, la riuscita e l’insuccesso sono casuali.
Così il sistema uccide senza dubbio talenti sul nascere ma, considerata la complementarietà antagonista tra creazione e editoria, considerata la concorrenza e la presenza di piccoli editori, permette anche la pubblicazione di belle opere e talvolta di capolavori.


(Cfr. Sull’estetica, Edgar Morin)

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