Giovanni Milani – La sordità: una disabiltà invisibile

di Marina Vicario

Il libro di Giovani Milani “Sordo troppo presto” edito da Pluriversum Edizioni è la storia di una perdita, di una trasformazione, di un incapsulamento improvviso nella sordità.
La storia di un bambino colpito da una violenta meningite, a causa della quale perde l’udito e si ritrova catapultato in un istituto per sordomuti (nel 1970 non c’era altro!); qui tutti parlano a gesti: insegnanti, preti e suore. Un mondo assolutamente nuovo, incredibile. Quasi una realtà parallela, in cui si combatte tutti i giorni per acquisire uno spazio di riferimenti e non «essere sempre sulla corda. Molti non lo capiscono, anzi non gliene frega niente: basta dire le parole magiche “C’è di peggio”. Ci sarà di peggio, ma la sordità è il peggio del peggio: ti taglia le gambe».


Ho “incontrato” virtualmente Giovanni Milani a causa della distanza che ci separa, ma l’ho sentito molto vicino. È un uomo con molta personalità e dotato di una piacevole autoironia. La mia conversazione seppur breve mi ha trasmesso punti di vista diversi sulla sordità a cui non avevo mai pensato.

Signor Milani, cosa l’ha ispirata a scrivere un libro?

Ci crede che ce l’ho “in gestazione” da 30 anni? La bozza primaria era scritta in maniera pessima, lo ammetto… e ho lasciato perdere ovviamente.
Poi nel luglio scorso ho partecipato ad una presentazione del libro di Sara Giada Gerini, sorda cagliartana, che mi ha dato la giusta convizione per modificare al meglio il mio libro.
Desidero di “parlare” di cosa vuol dire essere sordi e quando dico sordi, mi riferisco ad esserlo totalemente!

Con l’avvento di internet realizzare un libro è stato più facile per me. Come tanti sordi ho la necessità di “gridare” la propria esperienza in quanto, da sempre, la sordità è considerata un handicap di serie B perché non si vede e non si tocca.

La sordità è invisibile: un cieco, uno in carrozzella, uno amputato ecc… possono essere notati per caratteristiche molto evidenti; per capire se uno è sordo lo si deve scoprire.
Non per niente si dice che la cecità ha del tragico, ma la sordità ha del comico e la serietà viene sempre presa in considerazione, mentre il comico no.

Quindi parlare di sé è una nacessità perché noi sordi, far conoscere chi siamo e che viviamo in mezzo agli altri come persone con una identità, sensibilità e personalità come chiunque altro.

Giovanni Milani è nato a Trecenta, in provincia di Rovigo, nel 1958. Ha lavorato per 38 anni presso ASL 18 di Rovigo. È alla sua prima pubblicazione e ha una forte passione per la fotografia.

La fotografia? È dal 1975 che faccio fotografie e ho vinto anche qualche premio, anche se ho “scattato” poco nelle ultimo anno e mezzo.
Ho moltissime foto fatte in questi anni, perchè si usavano i rullini, ora però uso una reflex digitale.
Fotografo di tutto: ritratti, panorama, reportage in bianco e nero o a colori, non ha importanza. Quello che per me conta è “l’occhio” per valutare ciò che è bello. È una caratteristica essenziale per avere buoni scatti.

Giovanni Milani

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