Cos’è una recensione?

La recensione è una forma di commento a un testo, un giudizio valutativo e interpretativo espresso in forma discorsiva e argomentativa.

Il termine deriva dal verbo latino “rĕcensēre” (rĕcensĕo, rĕcenses, recensui, recensum, rĕcensēre) e significa “esaminare”, “passare in rassegna”, “riflettere”.

Recensire significa esercitare un pensiero meditativo al fine di redigere un testo, non particolarmente lungo, che getti una luce sul libro in esame, con lo scopo di far sapere al lettore se valga davvero la pena di leggerlo. Il recensore, dunque, è un elemento fondamentale del processo editoriale e assume un ruolo decisivo per invogliare qualcuno a leggere.

E se leggere, come si è già detto, non è altro che il compimento di un processo che emana dalla scrittura, il recensore fa da trait d’union, da catalizzatore. Se fosse proprio lui a fraintendere l’opera, mostrando sciatteria e superficialità, limitandosi a esprimere semplici pareri che non apportino alcun vantaggio, finirebbe per essere una zavorra insignificante.

Se uno scrittore mira a essere compreso e il primo a non comprendere è proprio il recensore si finisce per calare l’asso del grottesco. Ha una grande responsabilità, il recensore. Di solito è uno dei primi a leggere il testo… e quindi il suo giudizio può rivelarsi o molto utile o deleterio.

In particolare, il recensore chiarisce le ragioni di un titolo, il genere, il nucleo essenziale del testo, l’argomento principale; può spingersi anche a illustrare la suddivisione in capitoli, a sintetizzare il contenuto delle singole parti, permettendo di inquadrare l’intero impianto testuale. Ovviamente, il recensore deve fornire informazioni generali: chi ha pubblicato il libro, quando, chi è il curatore, l’illustratore, il traduttore… e chi è l’autore. Sempre sul piano descrittivo, è necessario fornire qualche ragguaglio su opere precedenti, sullo stile dell’autore, sul lessico utilizzato. Inoltre, bisogna focalizzare l’attenzione sulle modalità espressive del testo: com’è il libro da leggere? Facile, difficile, breve, lungo, dispersivo, complicato?

La soggettività del recensore deve restringersi ai minimi termini; egli deve evitare ogni opinione, positiva o negativa che sia, ogni critica priva di fondamento. Se il libro in questione è noioso, va detto, ma bisogna far capire a chi legge la recensione in che senso e in che misura il libro è noioso. È divertente? Bene, ma bisogna individuale le parti in cui il testo è divertente. Presenta dei difetti? E sì, c’è forse un testo che non presenti difetti? Certo che ci sono difetti; e lo scrittore, prim’ancora che i suoi lettori, sarà ben contento di confrontarsi con il recensore sulla natura di questi difetti. Si tratterebbe di una critica costruttiva che lo scrittore saluterà con estrema gratitudine perché permetterà di perfezionarsi. Bisognerebbe genuflettersi al cospetto di chi suggerisce alternative al fine di indurci al miglioramento, non già respingerlo con foga egoica. D’altronde se non fosse possibile rilevare neppure un difetto, l’opera risulterebbe “arrogante”, “superba”, “antipatica”.

Ma se il fine diventa quello di denigrare e svalorizzare il lavoro dello scrittore, e si ponessero in evidenza problematiche che non sono in realtà difetti ma nodi narrativi, nessuno riuscirebbe a far tesoro dell’analisi del recensore. Anzi, si creerebbero malumori e fraintendimenti, che non giovano a un rapporto armonioso e costruttivo e, soprattutto, non contribuiscono alla vendita del libro.

Dunque, va benissimo una recensione negativa, ma ogni passaggio va ben argomentato, ogni punto debole del testo va accuratamente esaminato, mostrando di aver realmente preso a cuore il testo da recensire.

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