Nelson non naviga più – Intervista ad Alberto Ferretti

a cura di Marina Vicario

Ho conosciuto Alberto Ferretti lo scorso Aprile al Buk festival di Modena, un uomo che irradia solarità nonostante la sua compostezza elegante, quasi di altri tempi.
Il suo libro “Nelson non naviga più” è stato stampato pochi giorni fa e sembra destinato a entrare, ben presto, nella lista dei bestseller di Pluriversum Edizioni.
L’intervista al poliedrico autore è una tra le più complete ed esaustive che mi siano state rilasciate fino ad ora; un vero e proprio racconto di sé stesso che vi porterà in tempi non troppo lontani, ma che profumano di valori e di libertà.

Chi è Alberto Ferretti?
Alberto Ferretti è un informatico, lavora a Bologna ma è nato a Ferrara. Classe ’61, ha due figli, Silvia e Giorgio la prima già laureata e il secondo quasi. Diplomato in scienze sociali, è esperto di criptovalute. Da sempre ama la lettura e la scrittura. E’ appassionato di storia, specialmente medievale e di navigazione a vela.

Chi eri da bambino, che tipo di cultura respiravi intorno a te e quali luoghi caratterizzano la tua infanzia?
Sono nato a Ferrara in un periodo dove non esistevano ancora le insidie e i pericoli per i bambini che viviamo oggi, ho avuto un’infanzia felice e movimentata, gli anni ’60 sono stati quelli del boom demografico ed economico di una nazione che si stava riprendendo dalla guerra.
Eravamo davvero tanti bambini nella mia generazione, ricordo che in prima media eravamo 31 in classe e le sezioni arrivavano fino alla lettera F.
Il fatto di essere in tanti ci ha aiutato a socializzare, a giocare e a crescere, nel rispetto dei più grandi di noi e in un mondo ancora poco tecnologico dove ci si divertiva davvero con poco e spesso i giochi li costruivamo da soli o li inventavamo dal nulla.

I regali erano solo 2 all’anno, per il compleanno e a Natale, che era un evento molto sentito e dovevano durare per tutto l’anno.
Sono cresciuto in fretta, a sette anni già uscivo da solo in bicicletta, andavo al parco a giocare o con gli amici si scorazzava per le mura della città e nella prima campagna.
Sono stato molto fortunato per il fatto che mia mamma aveva un negozio al mare, sulla riviera adriatica, per cui a fine maggio mi trasferivo armi e bagagli ai Lidi e tornavo a Ferrara a fine settembre. Là ho avuto modo di crescere in una forma di libertà ancora superiore, quasi selvatica; mia madre mi vedeva uscire la mattina e poi mi rivedeva solo a pranzo e a cena.
Frequentavo bambini e bambine, che poi divennero adolescenti e ragazzi, di Bologna, Padova, Milano,e anche di molte altre nazionalità: tedeschi, francesi, olandesi, per la maggioranza, coi quali si comunicava a gesti e in un inglese maccheronico ma molto divertente.

Furono anni indimenticabili che hanno segnato profondamente la mia vita, facendomi crescere e imparando davvero tanto, grazie alla pluralità di tipi umani che ho avuto la possibilità di incontrare e frequentare fino al servizio militare, che ho fatto nella polizia.
Mio padre si vedeva poco, a quell’epoca gli uomini lavoravano e portavano a casa i soldi, la vita della famiglia veniva portata avanti principalmente dalle mamme e dalle nonne.

Quando ti sei scoperto “scrittore”?
Mi sono scoperto prima lettore.
Fin da piccolo amavo leggere i fumetti, ero patitto di Tex, Zagor, i super eroi Marvel, e ogni altro fumetto sul quale potevo mettere mano, ascoltavo molta musica, grazie anche al fratello maggiore che suonava la chitarra, a otto anni ascoltavo già i Led Zeppelin, i Deep Purple, quando qui Italia c’erano i Pooh e i Cugini di Campagna, che senza nulla togliere a loro, non hanno rivoluzionato la musica mondiale come quelli che ascoltavo io.

Ricordo che sempre tra gli otto e i dieci anni, nell’edicola-libreria che frequentavo quotidianamente, uscì una serie di libri per ragazzi sul Far West, io adoravo gli indiani… fu così che iniziai a leggere quantità industriali di questi libri, passando poi ai più classici per ragazzi, che ho letti tutti: Verne, London, Dumas, Melville, tutti…
Il mio primo grande maestro, a mio avviso, molto poco conosciuto e forse anche apprezzato, Salgari.
Di Salgari avrò letto almeno venti libri, tutti quelli che ho trovato, e fu la sua scrittura particolarmente dettagliata e coinvolgente a farmi venire la voglia, per la prima volta di scrivere.
Amavo disegnare, ed ero abbastanza bravo dicevano a scuola, ma la scrittura iniziava a diventare una mia passione.

Ricordo che imparai ad usare la macchina da scrivere Olivetti, meccanica, di mio padre, che non permetteva di fare errori, come adesso con word, pazzesco! Era pazzesco… le lettere apparivano sul foglio bianco, e poi le parole, i periodi… ma era difficile, molto difficile scrivere una storia intera con un capo e una coda.

Quale fu il tuo primo tentativo di scrittura?
Fu un racconto che parlava di avventurieri che operavano nella zona dell’Orinoco, in amazzonia, tra banditi, contrabbandieri e belve feroci.
Era bellissimo, ma troppo difficile per un soldo di cacio come me… e dopo la prima acerbissima esperienza per anni non provai più a scrivere.
Lessi ancora, e ancora, tanto, davvero tanto, spaziando in ogni genere, dal giallo aqlla guerra, dalla storia alla letteratura.

La poesia invece non l’ho mai presa troppo in considerazione, io divoravo avventure, adoravo l’epica: l’Odissea, l’Iliade, che agli altri della mia età non piacevano, leggevo libri di storia, storia vera.
Come vedete amo scrivere e raccontare, in questa intervista potrei scrivere un libro sulla mia vita, ma non voglio annoiarvi troppo.

Come è successo di scrivere per gli altri?
Mi sono scoperto scrittore quando a scuola prendevo sempre ottimi voti nei compiti in classe, nei temi. I miei erano sempre fra i migliori. Non sono mai stato un secchione, anzi, studiavo poco ed ero un vero casinista in classe, ma quando si trattava di scrivere… consumavo l’inchiostro di più penne e mentre i miei compagni guardavano il soffitto cercando l’ispirazione io partivo a razzo e consegnavo fogli protocollo a go go, con i complimenti dell’insegnante di turno.
Alla maturità, ricevetti i complimenti dall’intera commissione perché avevo scritto il più bel tema non della mia classe, ma di tutta la scuola.
Perché scrivo? Perchè ho molte cose da dire. Avendo letto moltissimo so tante cose e posso fare collegamenti e raffronti che probabilmente, chi ha pochi elementi sui quali meditare, non è in grado di elaborare in profondità.

Quali passioni hai oltre alla scrittura?
Davvero innumerevoli! Per seguire tutte le mie passioni dovrei vivere 500 anni, avere giornate di 100 ore e un notevole conto in banca e… ahimè, non avendo nulla di tutto ciò, mi adeguo.
Amo la natura, la vita all’aperto, la campagna, la montagna e il mare.
Il mare… e la navigazione a vela!
La vela la reputo il livello massimo di libertà raggiungibile per l’uomo moderno.

Parlaci brevemente del libro che uscirà con Pluriversum Edizioni?

Nelson non naviga più” è una grande storia, ambientata nel presente ma con frequenti flash back nel passato. Non ci si faccia trarre in inganno dal titolo, parla di mare e di vela, certo, ma è una narrazione di più ampio respiro, con personaggi di età diverse e storie che si intrecciano e rincorrono tra loro tra passato e presente e attraverso buona parte del pianeta.
Lo definirei un romanzo totalizzante, dove tanti argomenti, emozioni, sentimenti e storie scorrono come un grande fiume che si dirama in un delta fino a sfociare nel mare magnum.

Cosa vuoi comunicare ai lettori?
È un libro per tutti?
I lettori saranno coinvolti da una narrazione incalzante, ricca inaspettati colpi di scena; saranno trasportati in mondi che non conoscono e si porranno molte domande, questo romanzo è un grande viaggio, anche introspettivo, dove sai da dove parti, ma non l’hai deciso tu e non sai dove arriverai, e ognuno di loro arriverà in un luogo diverso da tutti gli altri. Questo è il bello della lettura, ognuno di noi, in base alle proprie esperienze, ne trarrà un arricchimento personale e soggettivo.

Certamente è un libro per tutti i palati, le età anagrafiche e genere. Come dicevo poco innanzi il libro è totalizzante e ritengo che ognuno potrà scovarvi tesori nascosti relativamente ai propri gusti personali.
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L’improvvisa, quanto inattesa, notizia della morte del nonno Pietro, cambierà radicalmente la vita del neolaureato Max, un trentenne nato in Svizzera da genitori italiani, trasferitosi a Milano per lavoro. La notizia di un lascito lo porterà, inizialmente di malavoglia, poi sempre più appassionatamente, sulle tracce del suo antenato, fino a scoprire un diario di bordo che spalancherà nuove prospettive di vita, intrise di un’aurea avventurosa e romantica, che si riveleranno in tutta la loro potenza evocativa in una narrazione, articolata con saggezza e maestria, che trascinerà il lettore in atmosfere introspettive, scavando nella profondità dei sentimenti umani con frequenti flashback nel passato di un mondo che non esiste più.

La grandezza della natura, la magia dell’amore, l’immensità del mare, l’impeto dei venti, l’inquietudine del vagabondare, la gioia per la vita, la passione per la vela, il rimorso e la nostalgia: sono alcuni dei temi di questo coinvolgente romanzo ambientato ai giorni nostri, ormai dominati dalle tecnologie e dai social eppure desiderosi di recuperare motivazioni e significati più autentici ed essenziali.

Per acquistare il libro presso l’e-store di Pluriversum Edizioni cliccare sul link qui sotto:

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